Secondo capitolo di Due alieni per vicini – Al supermercato

Due alieni per vicini

2° puntata

Al supermercato

 

Mary e Vera stavano in salone pronte per uscire di casa, Ben arrivò dalla sua stanza, come al solito, spettinato e in pigiama: il ragazzo sbadigliava senza mettere la mano davanti alla bocca. Vera lo guardò ed esclamò:

– Dovresti andare dal dentista. Ho visto tre carie.

– Fatti i denti tuoi. – rispose lui.

– Sono tutte le schifezze che mangi!

Ben osservò bene le nipoti e alzò le sopracciglia; strizzò gli occhi e chiese:

– Scusate ragazze, ma è sabato mattina o sabato sera?

– Cos’è, non sai leggere più l’orologio? Sono le nove di mattina. – replicò Vera.

– E quale discoteca apre alle nove di mattina?

– E tu ci vuoi andare a quest’ora? Ma già quando vai di sera non becchi nessuna. – sbottò Mary.

– Stupide ragazzine, chi ha detto che voglio andare in discoteca?

– Tu!

– Io? Ma quando?

– Prima ci hai chiesto quale discoteca apre alle nove di mattina perché stasera non puoi andarci, hai un appuntamento dal dentista per curarti le carie.

– Mi state confondendo il cervello.

– E non ci vuole molto. – asserì Vera.

– Io parlavo di voi due! Dove dovete andare vestite da porno-cubiste?

– Oh, come osi? – domandarono le ragazze stizzite.

– Come oso? Ho promesso alle vostre madri di farvi rigare dritte e voi vi mettete a fare il mestiere più antico del mondo! Lo so che le spese sono tante, che il governo ci sta scassando le palle, ma…

– …Oggi stai esagerando con le offese. Stiamo andando solo a fare la spesa. – obiettò Vera.

– Così conciate?

– Ci siamo fatte carine, – intervenne Mary – perché se l’hai dimenticato, ti ricordo che dobbiamo andare con quei due bei pezzi di alieni di fianco a noi.

– Ah, che cosa può portarci lo spazio!… – sospirò Vera – Piuttosto tu, cosa ci fai ancora in pigiama?

– È sabato mattina, avrò il diritto anche io di dormire un po’ di più, no!? – rispose Ben buttandosi sul divano.

– No! Devi venire con noi al supermercato.

– Ma scusate, se ci andate con quei due bei pezzi di alieni, che ci vengo a fare pure io?

– A portare i pacchi.

– E li portano loro.

– No, loro no.

– E perché? Si stancano troppo i due extra-rompicoglioni?

– Oh, – fece Mery – è statisticamente provato che un maschio che porta dei pesi ha più probabilità di diventare sterile.

– E non ho capito, lo devo correre io sto rischio?

– E tanto… – fecero le due.

– Tanto che cosa?… Datemi il tempo di trovare una donna e vi faccio una carretta di cugini. Voglio fare una squadra di calcio.

– E quando lo avresti fatto questo sogno? – domandò Vera.

– Sogno? Sarà presto realtà.

– Se se, va be’! Va’ a vestirti che quei due ci staranno aspettando già da un pezzo. Solo tu il sabato ti svegli alle nove… anzi no, hai fatto fare le nove e mezza!

Ben sbuffò e ritorno in camera per prepararsi.

. . .

Mary, Vera e Ben stavano davanti alla porta dei due vicini; bussando, incazzata nera, Vera diceva:

– Visto, ci hai fatto fare tardi e loro ci stanno aspettando già da due ore.

– Due ore? Ma a che ora era l’appuntamento? – chiese Ben.

– Senti, tu non puoi proprio lamentarti. Mezzora per parlare, anzi per insultarci e un’ora e mezza per vestirti, ecco le due ore! L’appuntamento era alle nove. Lo sai come sono le casalinghe quando fanno la spesa e noi dovevamo arrivare al supermercato prima che il locale venisse assalito! Ora dobbiamo accontentarci di quello che troviamo.

– E non lo so come sono le casalinghe? Ogni sabato sono abbonato ad una borsettata in faccia.

– Questo perché ci provi sempre!

Avendo sentito il baccano provenire dal pianerottolo, il portiere salì e con sguardo accigliato esclamò:

– Cos’è questo casino? Volete fare silenzio che il sabato la gente dorme un po’ di più e ha bisogno di tranquillità!?

– Tutti tranne me e per colpa di queste due porno-cubiste! – si lamentò Ben.

– Ancora con questo termine? – chiese arrabbiata Vera.

– È vero, ha ragione. Dove dovete andare vestite in quel modo, anzi, svestite in quel modo? – domandò il portiere.

– Anche lei, adesso? Invece di romperci le palle, perché non se ne torna nella sua cuccia… guardiola?

– Guardate che faccio rapporto all’amministratore.

– E noi raccontiamo a sua moglie che lei fa lo scemo con quella del quarto piano.

– Oggi siete veramente molto carine, complimenti! – si riprese l’uomo.

– Sì sì, adesso si tolga dalle scatole, essere inutile!

– Nervosette stamattina!

– Stamattina? – ripetette Ben – Qua è una continuazione. Stavo meglio da mammina.

Il portiere se ne andò chiedendo ancora scusa.

Mary osservò la cugina e disse:

– Ma Vera, sono più di dieci minuti che abbiamo bussato.

– Non basta che sono alieni, sono pure sordi!. – affermò Ben sbadigliando.

– Tu stai zitto. – rispose Mary – Secondo me sono usciti e quando ritorneranno, chissà cosa ci faranno. Quelli sono alieni, non sappiamo come reagiscono ad un ritardo… del genere poi!

Dopo un secondo la porta dei due ragazzi si aprì ed apparve Darèn con addosso solo degli slip e con gli occhi assonnati.

– Ehhh! – sospirarono le ragazze.

Ben storse il naso ed esclamò:

– E mai possibile che te ne vai sempre nudo per casa? Io già le sto perdendo queste due putt… nipoti. Cosa mi diranno le mie sorelle quando perderanno la loro purezza?

– E ancora! – fecero le due.

– Oh… che cosa volete dire? Le vostre madri mi ammazzeranno… dopo essere passato fra le mani dei mariti.

– E che ci azzecchi tu? Mica sei stato tu! È stato prima che venissi ad abitare con noi. Organizzavamo certi festini! – affermò Vera.

– Certo che venendo a casa con noi, hai rotto un po’ eh!? – si lamentò Mary.

– Che zoccole! – affermò lo zio.

– Secondo me le ragazze starebbero meglio senza di te. – intervenne Darèn poggiandosi alla porta.

– E tu non entrare in discorsi che non ti appartengono!

– Sss… non rispondergli in questo modo, è un alieno. Sempre il discorso di prima, non sappiamo come può reagire. – lo ammonì Vera.

Mary osservò Darèn e accigliando lo sguardo domandò:

– Aspetta un attimo, perché sei ancora in pigiama… o meglio, in mutande?

– Lo vedete, lo vedete che anche lui è ancora in pigiama? – si rivolse, soddisfatto, Ben alle due nipoti.

– Ma ragazze, avete fatto voi tardi. – precisò Darèn.

– Ma anche se eravamo puntuali, vi trovavamo comunque in pigiama… ovvero in slip… Ehhhh! – rispose Mary.

– E che ci vuole, ragazze. Aspettavamo solo voi.

Con uno schiocco di dita, Darèn apparve subito pulito e vestito.

I tre restarono a bocca aperta e dopo in po’, Vera, ripresasi dallo stupore, chiese:

– Non è che con uno schiocco puoi far apparire una donna per nostro zio… magari anche sposato con dei figli e soprattutto che abita da un’altra parte?

– Mi dispiace, ancora dobbiamo imparare a fare miracoli.

– Poi vi farò vedere! – replicò Ben.

– Sì, la squadra di pallone! – ironizzò Vera.

– La squadra di pallone? Chi, lui? – domandò Darèn.

– Senti, tu sei un extra-coglio… e… un extraterrestre e certe cose della nostra società non le conosci.

– Ma conosco benissimo te.

– Ah sì? E vediamo un po’ cosa sai.

– Prima di tutto dormi o con una bambola gonfiabile o con il peluche di Winnie the Pooh. Quando bevi la birra, vomiti dal balcone. È per questo che il cane della signora al piano terra si è suicidato, era diventato alcolizzato senza volerlo. Quando vai in discoteca, ci vai sempre alle nove di mattina perché la sera hai appuntamento dal dentista per farti togliere le carie per tutte le schifezze che mangi.

– Ma si può sapere chi ha messo in giro questa storia della discoteca? Non puoi dire una cosa che subito ci costruiscono una storia sopra! E poi parli tu che bevi ancora latte, infantile!

– Ma allora vuoi farci ammazzare? Rammenta sempre il discorso di cui sopra. – gli ricordò Vera tirandogli un orecchio.

. . .

Mary stava sotto braccio con Darèn e Vera vicina ad Ark, tutti e quattro ridevano e scherzavano. Il supermercato era pieno e c’erano molti uomini che aiutavano le proprie donne a fare la spesa. Ben era in compagnia… del carrello che lui spingeva annoiato e lamentandosi.

– Va be’, ma mica sono l’unico ad essere solo? – si disse guardando in giro – Sì, sembra proprio che sono l’unico.

Ad un tratto qualcuno gli diede una pacca sulla spalla, il ragazzo si girò e vide il signor Luigi, l’ottantenne suo vicino di casa, che faceva la spesa.

Ben gli chiese:

– Solo eh? In fondo… da quando è morta sua moglie…

– Ecco, tesoro, ho preso questo per stasera. – esclamò la bionda del quarto piano rivolta a Luigi.

– Sì, grazie, amore. – rispose lui.

Ben si fece tutto rosso e per sbollire la rabbia, mise la testa nel banco dei surgelati. Vera, raggiungendolo, gli alzò il capo coi capelli e domandò:

– Hai deciso di trovare la tua donna in mezzo a seppie e merluzzi?

Mary si avvicinò e rispose:

– Ma dai, è la prima volta che stai solo qui nel supermercato, hai sempre camminato sotto al nostro braccio.

– Appunto. Se prima potevo fingere che eravate le mie ragazze, ora neanche questa soddisfazione! – replicò lo zio.

Un ragazzo che lavorava lì, si voltò verso di lui e disse:

– Tanto lo sapevamo già tutti che erano le tue nipoti.

Ben sospirò, abbandonò le braccia lungo i fianchi e si rimise a camminare.

– Il carrello! – fecero le due giovani.

– Portatelo voi!

Il ragazzo si allontanava mesto, quando, poco prima di uscire, vide il cognato, padre di Vera, entrare nel supermercato. Gli occhi di Ben sembravano uscire fuori dalle orbite, il labbro inferiore per poco arrivava a terra. Correndo come un matto, ritornò dalle nipoti e prendendole per le braccia, le trascinò verso Darèn e Ark.

– Mi fai posare almeno il merluzzo?… Uh, ti somiglia! – esclamò Mary con il trancio surgelato fra le mani.

– Qui non c’è tempo di fare nulla. Vera, è appena entrato tuo padre!

– Oh mio Dio, se mi vede, mi prende per una porno-cubista… Cazzo, ho proprio esagerato questa volta!

– E allora, qual è il problema? – chiese Darèn.

– Che se le vede vestite così, mi spezza l’osso del collo!

– E tu difenditi, mica è colpa tua!

– Difendermi da quello?

I due alieni si voltarono verso gli altri clienti e videro avvicinarsi un uomo grande e grosso.

– Oh oh, sarà meglio scappare, viene nella nostra direzione! – esclamò Mary.

– Sì, ma dove andiamo? – chiese Vera in preda al panico.

– Ce ne sono di posti dove nascondersi! – rispose Ark.

– Sì ma dove?

– Dietro al bancone del pesce?

– Così vestite dove le vuoi mettere!? – esclamò Ben ridendo.

– La vuoi finire!? – si lamentò la nipote.

– E tu perché ti sei vestita così?

– E io che ne sapevo d’incontrare papà qui!

– Dovremmo andare a vivere più lontano. – affermò Mary.

– Hai ragione!

– Ragazze, non vi conviene restare qui a parlare. – disse Ark indicando l’omone.

Ben si voltò e vide il cognato sempre più vicino. Guardò i due alieni e li mise davanti alle ragazze. Il padre di Vera lo vide ed esclamò:

– Ben, ciao! Siete venuti a fare la spesa?

– Sono venuto… da solo…

– Ah… e loro due?

– Amici involontari… Sai, come i muscoli… non li governi e fanno quello che cazzo pare loro?

L’uomo, guardando dietro ai due, disse:

– Ah, ecco dove sono le piadine. Mi fate passare per favore?

Darèn e Ark si guardarono, Ben rispose:

– No… le piadine? Quelle di questo supermercato non sono per niente buone.

Proprio in quel momento passava il direttore che lo guardò. Il ragazzo voltò la testa da un’altra parte per fare una boccaccia e vide una figura femminile molto familiare. Si strofinò gli occhi e s’accorse che era la sorella, la madre di Mary.

– Oh mio Dio! – esclamò – Sento le coronarie in procinto di esplodere! Ma non ci sono altri supermercati? Tutti qui venite a fare la spesa?

– Ben, Fabio, anche voi al supermercato? – domandò la donna ai due familiari.

– Eh… mentre voi due parlate, io vado a prendere le piadine, – disse Ben – prima scherzavo. Non muoverti, cognatone bello, te le prendo io.

Lo zio si portò accanto alle nipoti, fece girare verso di sé Derèn e Ark ed esclamò:

– Voi due, scoccate le dita, vestitele diversamente.

– Non lo abbiamo mai fatto sugli altri. – rispose Derèn.

– C’è sempre la prima volta!

– Va be’, proviamoci.

I due alieni scoccarono le dita e gli abiti addosso alle ragazze cambiarono. Adesso indossavano stivaloni con france, pantaloni larghi a quadroni, una camicia ed un cappello da cowboy.

– Da dove siamo uscite, da un carosello di carnevale? – chiese Mary.

– Eee… ci siamo lasciati influenzare dal film di ieri. – si scusarono i vicini.

Darèn e Ark provarono ancora e gli abiti di Vera e Mary mutarono in altri. Le due ragazze si videro avvolte da un lungo abito rosso; fra i capelli avevano una grossa rosa e Vera, guardandosi le mani, esclamò:

– Nacchere?!

Alcune persone le videro e risero.

– Stiamo facendo la pubblicità al caffè Olè, va bene?! – digrignò Mary guardandole.

I due alieni presero le ragazze e le nascosero dietro ad un grosso cartellone. Mettendosi d’impegno, cercavano di vestirle in modo decente, ma niente. Ad un certo punto, Ben urlò:

– Adesso basta. Lasciate stare!

– E noi dobbiamo andare in giro vestite da palombare? – chiese Vera incazzata.

– No no, fatele ritornare con quelle due micro-stoffette che avevano addosso.

– Eh… – fece Darèn grattandosi la testa.

– Che significa eh? – domandò Mary.

– …Che non sappiamo ritornare indietro.

– Che cosa? Ma allora dateci altri abiti, non voglio uscire con uno scafandro addosso.

– Ok, concentrati, fratello. – fece Ark.

I due vicini scoccarono le dita con maggior forza e magicamente le tute da sommozzatore divennero due striminziti bikini.

– Menomale che ho fatto la ceretta! – disse Vera incrociando le braccia.

– Non è possibile. Io ci devo riuscire! – si arrabbiò Darèn.

Il ragazzo provò di nuovo e le due guardandosi in un vetro poco distante, si videro con una lunga coda di paillettes, un tubino stretto in vita e in testa un parruccone alla Riccardo Cocciante.

– Che facciamo, usciamo così? – chiese Mary.

– Sei pazza? Ho una dignità da mantenere! – rispose la cugina.

– Va bene, mi è venuta un’idea. – fece Ark – Di là vendono anche vestiti.

Tutti e cinque si guardarono e sorridendo per l’idea, si avviarono al reparto abbigliamento. Mentre camminavano, Vera inciampò. La cugina si lamentò:

– Che cavolo fai? Guarda dove metti i piedi!

– Non è colpa mia, è il parruccone che si mette davanti agli occhi.

– Mamma, mamma, – fece una bambina indicando le due – ci sono i clown.

– Che figura di merda! – piagnucolò Vera.

– Ragazze, ma le parrucche però potete toglierle. – disse Ark.

Le due cugine si guardarono.

– È vero! – rispose Mary.

Entrambe se la tolsero e subito i tre ragazzi si pietrificarono e non riuscivano a togliere lo sguardo dalle loro teste.

– Cosa c’è? – fece Vera.

– Che strano, mi sento la testa leggera leggera. – disse l’altra.

Vera la guardò e strillò:

– Mary…!

– Dimmi…!

– No-non ha-hai più i ca-capelli!

La giovane osservò la cugina e gridò anche lei:

– Vera, i-i tu-tuoi ca-capelli… hai un nu-nuovo ta-taglio!

– E com’è?

– A-a-a… alla Balotelli!

– Ok, non voglio incazzarmi. Manterrò la calma e… vi ammazzo!!! – gridò Vera buttandosi addosso ai due alieni.

. . .

Un uomo biondo, grande e grosso, dall’aria seria e con le braccia incrociate, camminava avanti e indietro nel salone di Mary e Vera. Le due ragazze stavano sedute e in silenzio mentre l’omone rimproverava Darèn e Ark:

– È stata una vera pazzia la vostra! Non potete usare i vostri poteri sugli umani. Hanno una struttura molecolare diversa. Potevano restare calve a vita!

– Non so perché ma quest’ultima frase mi ha gelato il sangue! – disse Vera.

– Ok, scusaci, Blek, non ci permetteremo mai più! – rispose Ark.

– Ora io voglio solo risolvere questa storia. Devono dimenticare tutto! – asserì l’uomo.

– Ma è pericoloso, noi non vogliamo interagire con la loro mente. – replicò Darèn – Gli uomini, si sa, non usano neanche il 10% del loro cervello. Hanno scarse capacità di apprendimento, di ragionamento, di concentrazione, risolutive…

– Ci ha chiamati chiaviche pulito pulito! – esclamò Vera.

– Una manipolazione della loro mente potrebbe causare in loro delle patologie neuro-degenerative. – riprese l’alieno.

– Che ha detto? – chiese Ben.

Mary storse il naso e rispose:

– È un modo gentile per dire che diventeremo deficienti… Oddio, per te non è che cambi molto…

– Stupida!

– Cretino!

Ark guardò i tre ed intervenne dicendo:

– Le due ragazze potrebbero anche superare bene la cosa, ma lui…

– We, io cosa? – chiese Ben.

– E se lo uccidiamo direttamente? – domandò Blek.

– Cosa? Uccidermi?

– Tanto, un umano in più, un umano in meno… Si ammazzano così facilmente anche fra loro!

– No, io non voglio che dimentichino… le ragazze. Abbiamo bisogno di qualcuno con cui confidarci. Sono le nostre uniche amiche. – affermò Darèn.

Le due cugine si guardarono e sorrisero.

– …Poi ogni tanto… sai, anche per… sfogare i nostri istinti… – riprese l’alieno.

– Istinti… omicida? – chiese Vera.

– No no, sessuali!

– Ah va bene! – fecero le due.

– Aliene amiche non ne avete? – chiese Ben.

– Ah va bene, se vi servono per sfogare i vostri istinti sessuali… Ma, nessuna magia, ok? – disse Blek.

– Ok! – risposero i due alieni.

L’uomo se ne andò e i quattro restarono solo ad osservarsi.

– Bene, ragazze, noi ora dobbiamo andare. – esclamò Darèn.

– Eee… riguardo a quegli istinti… quando….? – chiese Mary.

– Ti chiamo più tardi, ok!? – rispose lui baciandole la mano.

– Aspettami, bambola. – disse Ark a Vera.

I due alieni lasciarono l’appartamento e le ragazze si guardarono ridendo ed esultando. Ben accigliò lo sguardo ed incrociò le braccia:

– Ottimo, le mie nipoti si faranno spupazzare per bene dagli alieni ed io non sono in grado neanche di trovare una terrestre che… Lasciamo stare, vado in camera mia a…

– Non dire volgarità eh! – esclamò Mary.

– Ma quali volgarità! Dicevo che vado in camera mia a…

– Aaahhh…. non vogliamo sentire cos’è che fai in camera tua! – gridò Vera.

– Ma siete proprio sceme! Vado a mettere in ordine!

– Ecco, – fece Mary – te l’avevo detto di non dire sconcezze!

– Io, invece, vado a mettere a posto tutte quelle piadine che il direttore ci ha fatto comprare. – esclamò Vera andando in cucina ed osservando storto lo zio.

 

 

Due alieni per vicini – episodio 1

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Due alieni per vicini

 

Quanto latte!

 

Mary sorseggiava il caffè seduta al tavolo al centro della stanza; leggeva il giornale e il suo viso era contorto in strane espressioni. Dal balcone alla sua destra, che dava sul cortile antistante l’ingresso dell’edificio, arrivavano le voci dei bambini che andavano a scuola. Mary posò la tazzina, si alzò dal suo posto e si portò al balcone per vedere chi entrava e chi usciva dal palazzo. Notò, invece, il portiere che parlava con la bella e prosperosa inquilina del quarto piano.

– Così fai il tuo lavoro, eh? Mo ti faccio vedere io! – disse la ragazza fra sé e rientrando in casa.

Poco dopo arrivò Vera, la cugina, con un sacchetto della spesa fra le braccia. L’ingresso dell’abitazione portava direttamente nel salone dove c’era la cucina, il tavolo e un divano ad angolo.

– Mary, sono rientrata, dove sei? – chiese Vera.

– Sono qui! – rispose lei uscendo dalla stanza di Ben.

– Che cosa ci facevi nella camera di nostro zio?

– Credo di dover fare un antitetanica, c’era un cumulo di cianfrusaglie arrugginite in quello scatolo…

– E tu perché ci hai messo le mani? Lo sai com’è Ben.

– Ora vedrai. Devo fare un regalino al portiere. – disse Mary mostrandole una fionda e sedendosi di nuovo al tavolo.

– Senti, aspetta, devo parlarti di una cosa molto seria. Lascia stare quel nullafacente!

– Alle sette del mattino?

– Perché c’è un orario per parlare di cose serie?

– Siccome ieri sera sei andata a dormire esaurendo tutto quello che avevi da dire…

– Ah, te ne sei accorta che parlavo?

– Certo.

– Ma se stavi dormendo?

– Appunto. Io sognavo di essere rapita da un bellissimo principe azzurro e sentivo la tua voce in sottofondo che diceva quanto duri sono i calli di zia Virginia. Mi hai rovinato un sogno. Sei colpevole del mio trauma!

– Così la prossima volta impari a dormire mentre parlo.

– Comunque, questa cosa importante?

– Hai presente i due ragazzi che sono da poco venuti ad abitare di fianco a noi?

Mary poggiò la mano sul tavolo, l’altra la portò al fianco e sospirò con aria sognante.

– Tutte le sere quando vado a dormire. – rispose.

– E… pure io… Ok, non divaghiamo. Comunque, i due ragazzi di fianco a noi…

– …Eh! – sospirarono le due immaginandoli.

– Dicevo, – riprese Vera con un accenno di rabbia – che quei… i nostri… Insomma quelli, è la seconda volta questa settimana che si fanno portare a casa una cassa piena di bottiglie di latte. Noi ordiniamo l’acqua e loro il latte. Noi ordiniamo l’aranciata e loro il latte. Noi ordiniamo il pollo e loro…

– …Il latte!

– No, il tacchino.

– Sul tacchino non ci vedo niente di strano.

– No, mi sono sbagliata io a metterlo nel discorso.

– Ti stai dilungando. Io ho una cosa importante da fare. – affermò Mary guardando la fionda.

– Non ti sembra strano che consumino tutto quel latte?

– No.

– Come no?

– Sono solo due ragazzi…

– Eh! – sospirarono immaginandoli ancora.

– Ok, – fece Vera sedendosi accanto alla cugina – sono… già lo sappiamo cosa sono, quindi, vado avanti. Sono in due, come fanno a consumare tutto quel latte?

– Ma dai, mica è una cosa così strana.

– No?

– Assolutamente.

– Cosa?

– La cosa strana.

– Ah, lo vedi che è strana!?

– Ma chi lo ha detto?

– Tu!

– Io?

– Sì, hai detto la cosa è strana.

– Tu mi hai chiesto “Se era strano”, io ho risposto “Assolutamente”, tu hai risposto “cosa”, io ho specificato “la cosa strana”, tu hai detto che io avevo detto che era strana, poi… Così, però, mi sembra di averti dato ragione…

– Lo vedi?

– Cacchio, se facciamo così alle sette di mattina, figuriamoci la sera. Vuoi vedere che è per questo che non ci capiamo mai?… Comunque, dicevo, che è normale. Non so in quale parte dell’America bevono latte a tutte le ore.

– Ma dai!

– È vero! Bevono latte a pranzo e a cena.

– E a colazione?

– La birra.

– Dici sul serio?

– Ma ti pare che dico sul serio? Quelli bevono sempre latte e poi la mattina si fanno a birra, secondo te?

– Da uno che beve latte sulle salsicce e le patatine fritte, c’è pure d’aspettarsi che beva birra su biscotti e plumcake.

– Mmm… In tutto questo mi sono persa. Perché questa discussione sul latte e la birra?

– Senti, io sto seriamente pensando che i due… quei due siano i rapitori di bambini di cui hanno parlato al telegiornale ieri sera.

– Ma che cosa dici? Non si possono accusare due persone solo perché non si fermano a parlare mai con nessuno, hanno atteggiamenti sospetti e consumano latte peggio che in un asilo nido… Mmm?

– Io non avevo pensato alle altre due cose che hai detto.

 

In quel momento entrò in salone Ben, un ragazzo alto e magrolino, con tutti i capelli spettinati e con addosso pantaloncini e t-shirt bianca.

– Tutto a posto, Ben? – chiese Mary.

– No!… Quante volte ti ho detto di non entrare in camera mia senza bussare prima?

– Ma non volevo svegliarti.

– Oh, grazie, sei gentile… Ah, ma cosa mi fai dire? Non devi mai entrare senza bussare.

– Ma non preoccuparti, non ho visto che dormi con una bambola gonfiabile.

– Ah, meno male. E no, perché sarebbe troppo imbarazzante davanti a mia nipote. – rispose lui andando ad aprire il frigo.

Appena il ragazzo vide il latte, chiuse subito sbattendo la porta ed emise un mezzo grido. Le due nipoti si voltarono verso di lui leggermente sconcertate.

– Che ti è preso? – domandò Vera.

– Non lo so perché, ma negli ultimi dieci minuti di sonno, ho sognato che nuotavo in una tazza piena di latte, poi è arrivato un uomo gigante che somigliava ai nostri due vicini…

– …Eh! – sospirarono Mary e Vera.

Ben le guardò qualche secondo e riprese:

– …e questo gigante ha preso una scatola di cereali e me li ha buttati tutti addosso. Poi ha afferrato un cucchiaio e ha iniziato a mangiarmi! Che schifo!

– Il sogno? – chiese Mary.

– No, la bocca del gigante. Due ponti, tre carie e l’alitosi, sapete quelle miste di dentifricio e caffè?

– Uffa, – fece Vera – io stavo parlando di una cosa importante e tu m’interrompi per parlare di uno che beve dentifricio, mangia caffè e fa gli sciacqui con latte e cereali… Qualcosa non mi torna!… Senti anche tu Ben. I nostri vi… i nuovi inq… quelli che abitano di fianco, insomma!

– Ah, i due ragazzi nuovi? – domandò lo zio.

– Eh! – esclamarono le due cugine guardandosi.

– Allora, cosa hanno fatto?

– Bevono più latte che acqua ed io ho pensato che forse sono i rapitori di quei bambini.

– E perché devi pensare una cosa simile? Non si possono accusare due persone di rapire dei bambini solo perché non si fermano a parlare mai con nessuno, hanno atteggiamenti sospetti e consumano latte peggio che in un asilo nido… Te ne ho dato conferma?

– Che tu e Mary vi prestate le frasi?

– Comunque, cara nipote mia, ce ne vuole per accusare una persona. E poi non credo che Derén e Ark siano due rapitori.

– Anche io l’ho detto, – intervenne Mary – sono troppo belli per essere dei delinquenti.

– Appunto!… – fece Ben – Eee… che appunto!? Sono i nipoti della signora Cinzia al secondo piano e la signora Cinzia è una brava donna… Anche se ogni settimana ha un cane nuovo, il marito è sparito misteriosamente e mai nessuno va a trovarla.

Mary osservò lo zio e disse:

– Io e te, vorrei sapere, cosa dobbiamo aspettare per sospettare di una persona!?

– Se essere dei delinquenti, vuol dire essere brutti, Ben dovrebbe essere un pluriomicida! – esclamò Vera.

– Ha per caso detto che sono brutto? – domandò lo zio.

– No, ma cosa te lo fa pensare? – replicò Mary.

-E poi, ragazze, se avessero rapito dei bambini, li sentiremmo piangere, no?

– E se prima li rapiscono e poi li uccidono? – chiese Vera.

– Oh, con quale cuore farebbero una cosa del genere!? – esclamò Mary.

– Eee… quelli se lo fanno fritto il cuore!

– Secondo me stiamo correndo un po’ troppo!

– Correndo? Ma lo sai che non si fermano mai a parlare con nessuno e hanno atteggiamenti sospetti… Mi sembra che già sia stata detta questa cosa.

– Ok ok, ho capito! – disse Ben portandosi le mani ai fianchi – Ormai è tutto chiaro. Questi due ragazzi hanno ereditato la furia omicida della zia, rapiscono i bambini, li uccidono, mangiano i loro organi e dopo si rifanno la bocca con il latte.

– Come fai a sapere queste cose? – gli chiese sorpresa Mary.

– Intuito, mia cara, intuito.

– Dobbiamo indagare. Dobbiamo vedere se è così come abbiamo pensato! – suggerì Vera alzandosi.

– E come? – domandò la cugina.

– Semplice. Abbiamo i balconi comunicanti, c’infiliamo nel loro e li spiamo.

– È troppo rischioso.

– Lo dobbiamo fare per quei bambini!

– E se ci scoprono e ammazzano anche noi?

– Siamo adulti, noi possiamo difenderci.

– Ok, allora, andiamo. Ben, sei pronto?

– Ehy, aspettate un attimo. A voi è venuta l’idea d’indagare e volete coinvolgere anche me? Non ci sto, è troppo pericoloso!

– Ma se sei stato tu a scoprire tutto! – esclamò Vera – Un vero segugio come te, non può lavarsene le mani. Non ti rendi conto che sei stato grande!?

– Hai ragione. Vi chiedo scusa, ragazze. In fondo ho promesso a mamma che avrei vegliato su di voi.

– Questa è stata la scusa per andatene anche tu via di casa! – precisò Mary.

– Ok, andiamo.

I tre ragazzi si portarono al balcone e una volta fuori si misero a fissare quello dei vicini. Ben fece segno che avrebbe scavalcato prima lui, poi toccò alle due nipoti. Piazzatisi di fronte al vetro che dava nella camera da letto dell’appartamento di fronte, Mary esclamò:

– Oh… ma come sono ordinati!

– Vero, quella stanza è perfetta. Meglio della nostra! – confermò Vera.

– E poi guarda quanti oggetti carini che hanno… un po’ strani, ma carini.

– Ragazze, – fece Ben – stiamo qui per verificare se sono dei rapitori e non per fare la differenza fra quanto sono ordinati loro e disordinato io!

Le due lo guardarono portando le mani ai fianchi. Vera fece un sorriso ironico e rispose:

– Noi questo non lo abbiamo detto.

– No?

– No, ma siamo contente che lo hai capito da solo. E visto che ci siamo, sono stanca di trovare i tuoi puzzolenti calzini per tutta la stanza!

– Ehy, voi due, guardate! – disse Mary indicando la camera.

I tre puntarono di nuovo gli occhi nella stanza e videro Derèn entrare.

– Oh guardate, sta aprendo un cassetto! – esclamò Vera.

– Sì… e sta scegliendo la biancheria da mettere. – fece Mary.

– Cavolo, si sta anche guardando allo specchio. – disse Ben.

– E ha deciso d’indossare gli slip neri. – vide Vera.

– Accidenti, sta prendendo dei jeans dall’armadio.

– E li ha abbinati perfettamente con il maglione.

Mary accigliò lo sguardo, guardò i due ed asserì – Ma che cacchio, ragazzi, non sta facendo niente di strano!

– Tranne adesso! – replicò Vera.

Derèn portò le mani ad un metro sopra il letto e la coperta si mise a posto da sola. Poi fece un mezzo sorriso e si chiuse in bagno.

– Avete visto anche voi quello che ho visto io o sto ancora facendo quello strano sogno? – chiese Ben.

– Io, invece, ho visto il sogno di tutte le casalinghe! – rispose Vera.

– Secondo me, faremmo meglio ad andare via. – affermò Mary.

– Non possiamo! – replicò Vera.

– Ma hai visto che cosa ha fatto? Non è un ragazzo normale. Oddio, troppo bello, ma non normale.

– Ma che cosa? Sarà il calcio dovuto a tutto quel latte!

– Non mi sembra che il calcio faccia avere dei poteri soprannaturali. Io voglio andare via!

– Eh no, voi non andate da nessuna parte! – fece Ark uscendo fuori.

I tre sorrisero e Ben esclamò:

– Chiediamo scusa, abbiamo solo sbagliato balcone e non abbiamo visto niente!

– Perché, quando uscite in balcone, vi capita pure di entrare in quello degli altri?

– Come a tuo fratello capita di rifare il letto senza manco sfiorarlo!

– Ma che sei deficiente? – si lamentò Mary – Così gli hai detto che abbiamo visto.

– Su su, entrate dentro. – esclamò Ark.

– Signor rapitore, la supplico, ci lasci andare. – piagnucolò Vera – Non diremo a nessuno che avete rapito voi quei bambini e che li avete uccisi per mangiare i loro organi e berci sopra litri di latte.

– Ma che cosa dici? Oh cielo, se andate in giro a raccontare questa cosa, noi due siamo rovinati. Entrate!

– No! – risposero i tre.

– Avete visto come Derèn ha sistemato il letto?

– Sì!

– Potrei fare altrettanto con voi. Entrate.

Ai tre non restò che seguirlo. Ark li fece accomodare su un divano in salone e chiamò il fratello. Darèn arrivò che aveva ancora il dorso nudo.

– Eh! – sospirarono Mary e Vera.

Ark si avvicinò a lui e disse:

– Ci spiavano. Ti hanno visto rifare il letto e credono che noi due andiamo in giro a rapire bambini.

Darèn fece un sorriso, si sedette sul divano di fronte a loro e rispose:

– Voi e i vostri soliti pregiudizi. Solo perché non parliamo mai con nessuno, abbiamo strani atteggiamenti e consumiamo litri di latte, non vuol dire che siamo dei delinquenti.

I tre si guardarono.

Il ragazzo portò i gomiti sulle ginocchia e riprese:

– Perché pensate sempre che la parola “alieno” sia solo sinonimo di “mostro cattivo”?

– Alieno? – chiesero Ben, Mary e Vera.

– Bravo fratello, adesso hai rivelato loro il nostro segreto. – si lamentò Ark.

– Uh, mi è scappato!

– Adesso che sanno la verità, dobbiamo decidere cosa fare di loro.

– Vi giuriamo che non diremo nulla. Saremo muti come trote! – promise Mary.

Darèn sorrise e disse:

– Mi dispiace tesoro. È vero, sei molto carina, ma non possiamo lasciarvi andare così.

– So-sono carina?

– Sì e molto!

– Oh cielo! – fece la ragazza arrossendo.

– Darèn, invece di fare il casanuovo, pensa a quello che dobbiamo fare con loro.

– Casanova! – precisò Vera.

– Ma che ti frega? Quelli vogliono ucciderci e mangiare i nostri organi come quei poveri bambini e tu lo correggi pure!? – replicò Ben.

– Ma sono alieni, non sanno parlare bene!

– Ma chi vi ha messo in testa questa cosa che noi siamo i rapitori e che addirittura mangiamo i vostri organi? – domandò Darèn.

– Eee… – fece Vera – stamattina abbiamo parlato dell’enorme quantità di latte che consumate e parlando parlando…

– …Avete messo su una nuova puntata della Signora in nero!

– …in giallo…

– Eh scusa, da noi si usa dire nero per lo stesso genere.

– Ah, a noi il nero è la cronaca nera, poi c’è la rosa per i fatti più piccanti.

– Per i fatti piccanti noi usiamo il rosso.

– Eh be, siamo lì, per noi il rosso è passione! – rispose Mary.

Ark incrociò le braccia arrabbiandosi. Ben lo vide ed esclamò:

– Ma ragazzi, stavamo discutendo su cosa fare di noi e voi vi mettete a parlare di colori?

– No, tu sei deficiente serio! – asserì Mary guardandolo.

– Ma dico io, ho fatto un gran bel lavoro distraendolo e tu glielo ricordi? – urlò Vera.

Darèn si fece una grossa risata e guardando il fratello, disse:

– Dai Ark, lasciamole stare. Sono così simpatiche e belle.

– Belli semmai! – precisò Ben.

– Io mi riferivo alle ragazze.

– E se poi parlano? – chiese Ark.

– Assolutamente! – fece Mary alzandosi.

– Cosa?

– Che poi parliamo!

– E lo vedi che è come dico io?

– Ma chi lo ha detto?

– Tu!

– Io?

– Hai detto che ho ragione!

– No aspetta. Precisiamo questa cosa. Tu hai detto “che noi parleremo” e io ho risposto “Assolutamente”. Tu hai affermato che avevi ragione, io ti ho chiesto chi e tu hai risposto me… Perché a questo punto mi perdo sempre?

– Perché io non trovo alcuna differenza fra noi e loro? – chiese Vera.

Darèn sorrise ancora e precisò:

– Comunque ragazze, se non parliamo mai con nessuno è per evitare che scoprano dalle nostre azioni la verità e compriamo tanto latte perché oltre a berne un po’ di più, siamo anche pasticceri.

– Alieni pasticceri? – chiese Mary.

– Certo. Volete assaggiare un po’ di dolce?

– Sì! – fecero le due perdendosi nei suoi occhi.

Il ragazzo le prese per la mano e le condusse all’angolo cottura dove su un tavolo c’era un invitante torta.

– Attente ragazze, potrebbe essere avvelenata. Potrebbe essere un tentativo di omicidio. – le avvisò Ben.

– Oh, non importa, – rispose Mary – sarà una dolce morte.

 

Un’ora dopo le due giovani stavano ancora al tavolo parlando con Darèn e Ark; i quattro ridevano e scherzavano, mentre Ben stava ancora sul divano.

– Allora, ragazze, avete giurato di non raccontare nulla a nessuno. – le ricordò Ark.

– Sì sì, in cambio però…? – rispose Vera.

– Almeno una volta a settimana dobbiamo accompagnarvi a fare la spesa fingendo di essere i vostri ragazzi.

– Tranne…?

– Tranne quando alla cassa c’è quel bel biondino del cassiere.

– Ok, affare fatto!

– E di lui cosa ne facciamo? – domandò Darèn al fratello indicando Ben.

– Se promette che la notte non ulula più come un lupo mannaro, lasciamo stare anche lui.

– Te lo avevo detto io che i vicini ti sentono!? – esclamò Vera.

– Da stanotte niente bambola gonfiabile! – gli ordinò Mary.

Darèn e Ark l’osservarono e Ben rispose:

– Sono cinque anni che non ho una ragazza, ok?… Comunque, va bene, ve lo giuro.

Mary, Vera e Ben ritornarono nel loro appartamento, mentre Darèn e Ark se ne andarono al lavoro.