Due alieni per vicini – episodio 1

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Due alieni per vicini

 

Quanto latte!

 

Mary sorseggiava il caffè seduta al tavolo al centro della stanza; leggeva il giornale e il suo viso era contorto in strane espressioni. Dal balcone alla sua destra, che dava sul cortile antistante l’ingresso dell’edificio, arrivavano le voci dei bambini che andavano a scuola. Mary posò la tazzina, si alzò dal suo posto e si portò al balcone per vedere chi entrava e chi usciva dal palazzo. Notò, invece, il portiere che parlava con la bella e prosperosa inquilina del quarto piano.

– Così fai il tuo lavoro, eh? Mo ti faccio vedere io! – disse la ragazza fra sé e rientrando in casa.

Poco dopo arrivò Vera, la cugina, con un sacchetto della spesa fra le braccia. L’ingresso dell’abitazione portava direttamente nel salone dove c’era la cucina, il tavolo e un divano ad angolo.

– Mary, sono rientrata, dove sei? – chiese Vera.

– Sono qui! – rispose lei uscendo dalla stanza di Ben.

– Che cosa ci facevi nella camera di nostro zio?

– Credo di dover fare un antitetanica, c’era un cumulo di cianfrusaglie arrugginite in quello scatolo…

– E tu perché ci hai messo le mani? Lo sai com’è Ben.

– Ora vedrai. Devo fare un regalino al portiere. – disse Mary mostrandole una fionda e sedendosi di nuovo al tavolo.

– Senti, aspetta, devo parlarti di una cosa molto seria. Lascia stare quel nullafacente!

– Alle sette del mattino?

– Perché c’è un orario per parlare di cose serie?

– Siccome ieri sera sei andata a dormire esaurendo tutto quello che avevi da dire…

– Ah, te ne sei accorta che parlavo?

– Certo.

– Ma se stavi dormendo?

– Appunto. Io sognavo di essere rapita da un bellissimo principe azzurro e sentivo la tua voce in sottofondo che diceva quanto duri sono i calli di zia Virginia. Mi hai rovinato un sogno. Sei colpevole del mio trauma!

– Così la prossima volta impari a dormire mentre parlo.

– Comunque, questa cosa importante?

– Hai presente i due ragazzi che sono da poco venuti ad abitare di fianco a noi?

Mary poggiò la mano sul tavolo, l’altra la portò al fianco e sospirò con aria sognante.

– Tutte le sere quando vado a dormire. – rispose.

– E… pure io… Ok, non divaghiamo. Comunque, i due ragazzi di fianco a noi…

– …Eh! – sospirarono le due immaginandoli.

– Dicevo, – riprese Vera con un accenno di rabbia – che quei… i nostri… Insomma quelli, è la seconda volta questa settimana che si fanno portare a casa una cassa piena di bottiglie di latte. Noi ordiniamo l’acqua e loro il latte. Noi ordiniamo l’aranciata e loro il latte. Noi ordiniamo il pollo e loro…

– …Il latte!

– No, il tacchino.

– Sul tacchino non ci vedo niente di strano.

– No, mi sono sbagliata io a metterlo nel discorso.

– Ti stai dilungando. Io ho una cosa importante da fare. – affermò Mary guardando la fionda.

– Non ti sembra strano che consumino tutto quel latte?

– No.

– Come no?

– Sono solo due ragazzi…

– Eh! – sospirarono immaginandoli ancora.

– Ok, – fece Vera sedendosi accanto alla cugina – sono… già lo sappiamo cosa sono, quindi, vado avanti. Sono in due, come fanno a consumare tutto quel latte?

– Ma dai, mica è una cosa così strana.

– No?

– Assolutamente.

– Cosa?

– La cosa strana.

– Ah, lo vedi che è strana!?

– Ma chi lo ha detto?

– Tu!

– Io?

– Sì, hai detto la cosa è strana.

– Tu mi hai chiesto “Se era strano”, io ho risposto “Assolutamente”, tu hai risposto “cosa”, io ho specificato “la cosa strana”, tu hai detto che io avevo detto che era strana, poi… Così, però, mi sembra di averti dato ragione…

– Lo vedi?

– Cacchio, se facciamo così alle sette di mattina, figuriamoci la sera. Vuoi vedere che è per questo che non ci capiamo mai?… Comunque, dicevo, che è normale. Non so in quale parte dell’America bevono latte a tutte le ore.

– Ma dai!

– È vero! Bevono latte a pranzo e a cena.

– E a colazione?

– La birra.

– Dici sul serio?

– Ma ti pare che dico sul serio? Quelli bevono sempre latte e poi la mattina si fanno a birra, secondo te?

– Da uno che beve latte sulle salsicce e le patatine fritte, c’è pure d’aspettarsi che beva birra su biscotti e plumcake.

– Mmm… In tutto questo mi sono persa. Perché questa discussione sul latte e la birra?

– Senti, io sto seriamente pensando che i due… quei due siano i rapitori di bambini di cui hanno parlato al telegiornale ieri sera.

– Ma che cosa dici? Non si possono accusare due persone solo perché non si fermano a parlare mai con nessuno, hanno atteggiamenti sospetti e consumano latte peggio che in un asilo nido… Mmm?

– Io non avevo pensato alle altre due cose che hai detto.

 

In quel momento entrò in salone Ben, un ragazzo alto e magrolino, con tutti i capelli spettinati e con addosso pantaloncini e t-shirt bianca.

– Tutto a posto, Ben? – chiese Mary.

– No!… Quante volte ti ho detto di non entrare in camera mia senza bussare prima?

– Ma non volevo svegliarti.

– Oh, grazie, sei gentile… Ah, ma cosa mi fai dire? Non devi mai entrare senza bussare.

– Ma non preoccuparti, non ho visto che dormi con una bambola gonfiabile.

– Ah, meno male. E no, perché sarebbe troppo imbarazzante davanti a mia nipote. – rispose lui andando ad aprire il frigo.

Appena il ragazzo vide il latte, chiuse subito sbattendo la porta ed emise un mezzo grido. Le due nipoti si voltarono verso di lui leggermente sconcertate.

– Che ti è preso? – domandò Vera.

– Non lo so perché, ma negli ultimi dieci minuti di sonno, ho sognato che nuotavo in una tazza piena di latte, poi è arrivato un uomo gigante che somigliava ai nostri due vicini…

– …Eh! – sospirarono Mary e Vera.

Ben le guardò qualche secondo e riprese:

– …e questo gigante ha preso una scatola di cereali e me li ha buttati tutti addosso. Poi ha afferrato un cucchiaio e ha iniziato a mangiarmi! Che schifo!

– Il sogno? – chiese Mary.

– No, la bocca del gigante. Due ponti, tre carie e l’alitosi, sapete quelle miste di dentifricio e caffè?

– Uffa, – fece Vera – io stavo parlando di una cosa importante e tu m’interrompi per parlare di uno che beve dentifricio, mangia caffè e fa gli sciacqui con latte e cereali… Qualcosa non mi torna!… Senti anche tu Ben. I nostri vi… i nuovi inq… quelli che abitano di fianco, insomma!

– Ah, i due ragazzi nuovi? – domandò lo zio.

– Eh! – esclamarono le due cugine guardandosi.

– Allora, cosa hanno fatto?

– Bevono più latte che acqua ed io ho pensato che forse sono i rapitori di quei bambini.

– E perché devi pensare una cosa simile? Non si possono accusare due persone di rapire dei bambini solo perché non si fermano a parlare mai con nessuno, hanno atteggiamenti sospetti e consumano latte peggio che in un asilo nido… Te ne ho dato conferma?

– Che tu e Mary vi prestate le frasi?

– Comunque, cara nipote mia, ce ne vuole per accusare una persona. E poi non credo che Derén e Ark siano due rapitori.

– Anche io l’ho detto, – intervenne Mary – sono troppo belli per essere dei delinquenti.

– Appunto!… – fece Ben – Eee… che appunto!? Sono i nipoti della signora Cinzia al secondo piano e la signora Cinzia è una brava donna… Anche se ogni settimana ha un cane nuovo, il marito è sparito misteriosamente e mai nessuno va a trovarla.

Mary osservò lo zio e disse:

– Io e te, vorrei sapere, cosa dobbiamo aspettare per sospettare di una persona!?

– Se essere dei delinquenti, vuol dire essere brutti, Ben dovrebbe essere un pluriomicida! – esclamò Vera.

– Ha per caso detto che sono brutto? – domandò lo zio.

– No, ma cosa te lo fa pensare? – replicò Mary.

-E poi, ragazze, se avessero rapito dei bambini, li sentiremmo piangere, no?

– E se prima li rapiscono e poi li uccidono? – chiese Vera.

– Oh, con quale cuore farebbero una cosa del genere!? – esclamò Mary.

– Eee… quelli se lo fanno fritto il cuore!

– Secondo me stiamo correndo un po’ troppo!

– Correndo? Ma lo sai che non si fermano mai a parlare con nessuno e hanno atteggiamenti sospetti… Mi sembra che già sia stata detta questa cosa.

– Ok ok, ho capito! – disse Ben portandosi le mani ai fianchi – Ormai è tutto chiaro. Questi due ragazzi hanno ereditato la furia omicida della zia, rapiscono i bambini, li uccidono, mangiano i loro organi e dopo si rifanno la bocca con il latte.

– Come fai a sapere queste cose? – gli chiese sorpresa Mary.

– Intuito, mia cara, intuito.

– Dobbiamo indagare. Dobbiamo vedere se è così come abbiamo pensato! – suggerì Vera alzandosi.

– E come? – domandò la cugina.

– Semplice. Abbiamo i balconi comunicanti, c’infiliamo nel loro e li spiamo.

– È troppo rischioso.

– Lo dobbiamo fare per quei bambini!

– E se ci scoprono e ammazzano anche noi?

– Siamo adulti, noi possiamo difenderci.

– Ok, allora, andiamo. Ben, sei pronto?

– Ehy, aspettate un attimo. A voi è venuta l’idea d’indagare e volete coinvolgere anche me? Non ci sto, è troppo pericoloso!

– Ma se sei stato tu a scoprire tutto! – esclamò Vera – Un vero segugio come te, non può lavarsene le mani. Non ti rendi conto che sei stato grande!?

– Hai ragione. Vi chiedo scusa, ragazze. In fondo ho promesso a mamma che avrei vegliato su di voi.

– Questa è stata la scusa per andatene anche tu via di casa! – precisò Mary.

– Ok, andiamo.

I tre ragazzi si portarono al balcone e una volta fuori si misero a fissare quello dei vicini. Ben fece segno che avrebbe scavalcato prima lui, poi toccò alle due nipoti. Piazzatisi di fronte al vetro che dava nella camera da letto dell’appartamento di fronte, Mary esclamò:

– Oh… ma come sono ordinati!

– Vero, quella stanza è perfetta. Meglio della nostra! – confermò Vera.

– E poi guarda quanti oggetti carini che hanno… un po’ strani, ma carini.

– Ragazze, – fece Ben – stiamo qui per verificare se sono dei rapitori e non per fare la differenza fra quanto sono ordinati loro e disordinato io!

Le due lo guardarono portando le mani ai fianchi. Vera fece un sorriso ironico e rispose:

– Noi questo non lo abbiamo detto.

– No?

– No, ma siamo contente che lo hai capito da solo. E visto che ci siamo, sono stanca di trovare i tuoi puzzolenti calzini per tutta la stanza!

– Ehy, voi due, guardate! – disse Mary indicando la camera.

I tre puntarono di nuovo gli occhi nella stanza e videro Derèn entrare.

– Oh guardate, sta aprendo un cassetto! – esclamò Vera.

– Sì… e sta scegliendo la biancheria da mettere. – fece Mary.

– Cavolo, si sta anche guardando allo specchio. – disse Ben.

– E ha deciso d’indossare gli slip neri. – vide Vera.

– Accidenti, sta prendendo dei jeans dall’armadio.

– E li ha abbinati perfettamente con il maglione.

Mary accigliò lo sguardo, guardò i due ed asserì – Ma che cacchio, ragazzi, non sta facendo niente di strano!

– Tranne adesso! – replicò Vera.

Derèn portò le mani ad un metro sopra il letto e la coperta si mise a posto da sola. Poi fece un mezzo sorriso e si chiuse in bagno.

– Avete visto anche voi quello che ho visto io o sto ancora facendo quello strano sogno? – chiese Ben.

– Io, invece, ho visto il sogno di tutte le casalinghe! – rispose Vera.

– Secondo me, faremmo meglio ad andare via. – affermò Mary.

– Non possiamo! – replicò Vera.

– Ma hai visto che cosa ha fatto? Non è un ragazzo normale. Oddio, troppo bello, ma non normale.

– Ma che cosa? Sarà il calcio dovuto a tutto quel latte!

– Non mi sembra che il calcio faccia avere dei poteri soprannaturali. Io voglio andare via!

– Eh no, voi non andate da nessuna parte! – fece Ark uscendo fuori.

I tre sorrisero e Ben esclamò:

– Chiediamo scusa, abbiamo solo sbagliato balcone e non abbiamo visto niente!

– Perché, quando uscite in balcone, vi capita pure di entrare in quello degli altri?

– Come a tuo fratello capita di rifare il letto senza manco sfiorarlo!

– Ma che sei deficiente? – si lamentò Mary – Così gli hai detto che abbiamo visto.

– Su su, entrate dentro. – esclamò Ark.

– Signor rapitore, la supplico, ci lasci andare. – piagnucolò Vera – Non diremo a nessuno che avete rapito voi quei bambini e che li avete uccisi per mangiare i loro organi e berci sopra litri di latte.

– Ma che cosa dici? Oh cielo, se andate in giro a raccontare questa cosa, noi due siamo rovinati. Entrate!

– No! – risposero i tre.

– Avete visto come Derèn ha sistemato il letto?

– Sì!

– Potrei fare altrettanto con voi. Entrate.

Ai tre non restò che seguirlo. Ark li fece accomodare su un divano in salone e chiamò il fratello. Darèn arrivò che aveva ancora il dorso nudo.

– Eh! – sospirarono Mary e Vera.

Ark si avvicinò a lui e disse:

– Ci spiavano. Ti hanno visto rifare il letto e credono che noi due andiamo in giro a rapire bambini.

Darèn fece un sorriso, si sedette sul divano di fronte a loro e rispose:

– Voi e i vostri soliti pregiudizi. Solo perché non parliamo mai con nessuno, abbiamo strani atteggiamenti e consumiamo litri di latte, non vuol dire che siamo dei delinquenti.

I tre si guardarono.

Il ragazzo portò i gomiti sulle ginocchia e riprese:

– Perché pensate sempre che la parola “alieno” sia solo sinonimo di “mostro cattivo”?

– Alieno? – chiesero Ben, Mary e Vera.

– Bravo fratello, adesso hai rivelato loro il nostro segreto. – si lamentò Ark.

– Uh, mi è scappato!

– Adesso che sanno la verità, dobbiamo decidere cosa fare di loro.

– Vi giuriamo che non diremo nulla. Saremo muti come trote! – promise Mary.

Darèn sorrise e disse:

– Mi dispiace tesoro. È vero, sei molto carina, ma non possiamo lasciarvi andare così.

– So-sono carina?

– Sì e molto!

– Oh cielo! – fece la ragazza arrossendo.

– Darèn, invece di fare il casanuovo, pensa a quello che dobbiamo fare con loro.

– Casanova! – precisò Vera.

– Ma che ti frega? Quelli vogliono ucciderci e mangiare i nostri organi come quei poveri bambini e tu lo correggi pure!? – replicò Ben.

– Ma sono alieni, non sanno parlare bene!

– Ma chi vi ha messo in testa questa cosa che noi siamo i rapitori e che addirittura mangiamo i vostri organi? – domandò Darèn.

– Eee… – fece Vera – stamattina abbiamo parlato dell’enorme quantità di latte che consumate e parlando parlando…

– …Avete messo su una nuova puntata della Signora in nero!

– …in giallo…

– Eh scusa, da noi si usa dire nero per lo stesso genere.

– Ah, a noi il nero è la cronaca nera, poi c’è la rosa per i fatti più piccanti.

– Per i fatti piccanti noi usiamo il rosso.

– Eh be, siamo lì, per noi il rosso è passione! – rispose Mary.

Ark incrociò le braccia arrabbiandosi. Ben lo vide ed esclamò:

– Ma ragazzi, stavamo discutendo su cosa fare di noi e voi vi mettete a parlare di colori?

– No, tu sei deficiente serio! – asserì Mary guardandolo.

– Ma dico io, ho fatto un gran bel lavoro distraendolo e tu glielo ricordi? – urlò Vera.

Darèn si fece una grossa risata e guardando il fratello, disse:

– Dai Ark, lasciamole stare. Sono così simpatiche e belle.

– Belli semmai! – precisò Ben.

– Io mi riferivo alle ragazze.

– E se poi parlano? – chiese Ark.

– Assolutamente! – fece Mary alzandosi.

– Cosa?

– Che poi parliamo!

– E lo vedi che è come dico io?

– Ma chi lo ha detto?

– Tu!

– Io?

– Hai detto che ho ragione!

– No aspetta. Precisiamo questa cosa. Tu hai detto “che noi parleremo” e io ho risposto “Assolutamente”. Tu hai affermato che avevi ragione, io ti ho chiesto chi e tu hai risposto me… Perché a questo punto mi perdo sempre?

– Perché io non trovo alcuna differenza fra noi e loro? – chiese Vera.

Darèn sorrise ancora e precisò:

– Comunque ragazze, se non parliamo mai con nessuno è per evitare che scoprano dalle nostre azioni la verità e compriamo tanto latte perché oltre a berne un po’ di più, siamo anche pasticceri.

– Alieni pasticceri? – chiese Mary.

– Certo. Volete assaggiare un po’ di dolce?

– Sì! – fecero le due perdendosi nei suoi occhi.

Il ragazzo le prese per la mano e le condusse all’angolo cottura dove su un tavolo c’era un invitante torta.

– Attente ragazze, potrebbe essere avvelenata. Potrebbe essere un tentativo di omicidio. – le avvisò Ben.

– Oh, non importa, – rispose Mary – sarà una dolce morte.

 

Un’ora dopo le due giovani stavano ancora al tavolo parlando con Darèn e Ark; i quattro ridevano e scherzavano, mentre Ben stava ancora sul divano.

– Allora, ragazze, avete giurato di non raccontare nulla a nessuno. – le ricordò Ark.

– Sì sì, in cambio però…? – rispose Vera.

– Almeno una volta a settimana dobbiamo accompagnarvi a fare la spesa fingendo di essere i vostri ragazzi.

– Tranne…?

– Tranne quando alla cassa c’è quel bel biondino del cassiere.

– Ok, affare fatto!

– E di lui cosa ne facciamo? – domandò Darèn al fratello indicando Ben.

– Se promette che la notte non ulula più come un lupo mannaro, lasciamo stare anche lui.

– Te lo avevo detto io che i vicini ti sentono!? – esclamò Vera.

– Da stanotte niente bambola gonfiabile! – gli ordinò Mary.

Darèn e Ark l’osservarono e Ben rispose:

– Sono cinque anni che non ho una ragazza, ok?… Comunque, va bene, ve lo giuro.

Mary, Vera e Ben ritornarono nel loro appartamento, mentre Darèn e Ark se ne andarono al lavoro.

 

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