Secondo capitolo di Due alieni per vicini – Al supermercato

Due alieni per vicini

2° puntata

Al supermercato

 

Mary e Vera stavano in salone pronte per uscire di casa, Ben arrivò dalla sua stanza, come al solito, spettinato e in pigiama: il ragazzo sbadigliava senza mettere la mano davanti alla bocca. Vera lo guardò ed esclamò:

– Dovresti andare dal dentista. Ho visto tre carie.

– Fatti i denti tuoi. – rispose lui.

– Sono tutte le schifezze che mangi!

Ben osservò bene le nipoti e alzò le sopracciglia; strizzò gli occhi e chiese:

– Scusate ragazze, ma è sabato mattina o sabato sera?

– Cos’è, non sai leggere più l’orologio? Sono le nove di mattina. – replicò Vera.

– E quale discoteca apre alle nove di mattina?

– E tu ci vuoi andare a quest’ora? Ma già quando vai di sera non becchi nessuna. – sbottò Mary.

– Stupide ragazzine, chi ha detto che voglio andare in discoteca?

– Tu!

– Io? Ma quando?

– Prima ci hai chiesto quale discoteca apre alle nove di mattina perché stasera non puoi andarci, hai un appuntamento dal dentista per curarti le carie.

– Mi state confondendo il cervello.

– E non ci vuole molto. – asserì Vera.

– Io parlavo di voi due! Dove dovete andare vestite da porno-cubiste?

– Oh, come osi? – domandarono le ragazze stizzite.

– Come oso? Ho promesso alle vostre madri di farvi rigare dritte e voi vi mettete a fare il mestiere più antico del mondo! Lo so che le spese sono tante, che il governo ci sta scassando le palle, ma…

– …Oggi stai esagerando con le offese. Stiamo andando solo a fare la spesa. – obiettò Vera.

– Così conciate?

– Ci siamo fatte carine, – intervenne Mary – perché se l’hai dimenticato, ti ricordo che dobbiamo andare con quei due bei pezzi di alieni di fianco a noi.

– Ah, che cosa può portarci lo spazio!… – sospirò Vera – Piuttosto tu, cosa ci fai ancora in pigiama?

– È sabato mattina, avrò il diritto anche io di dormire un po’ di più, no!? – rispose Ben buttandosi sul divano.

– No! Devi venire con noi al supermercato.

– Ma scusate, se ci andate con quei due bei pezzi di alieni, che ci vengo a fare pure io?

– A portare i pacchi.

– E li portano loro.

– No, loro no.

– E perché? Si stancano troppo i due extra-rompicoglioni?

– Oh, – fece Mery – è statisticamente provato che un maschio che porta dei pesi ha più probabilità di diventare sterile.

– E non ho capito, lo devo correre io sto rischio?

– E tanto… – fecero le due.

– Tanto che cosa?… Datemi il tempo di trovare una donna e vi faccio una carretta di cugini. Voglio fare una squadra di calcio.

– E quando lo avresti fatto questo sogno? – domandò Vera.

– Sogno? Sarà presto realtà.

– Se se, va be’! Va’ a vestirti che quei due ci staranno aspettando già da un pezzo. Solo tu il sabato ti svegli alle nove… anzi no, hai fatto fare le nove e mezza!

Ben sbuffò e ritorno in camera per prepararsi.

. . .

Mary, Vera e Ben stavano davanti alla porta dei due vicini; bussando, incazzata nera, Vera diceva:

– Visto, ci hai fatto fare tardi e loro ci stanno aspettando già da due ore.

– Due ore? Ma a che ora era l’appuntamento? – chiese Ben.

– Senti, tu non puoi proprio lamentarti. Mezzora per parlare, anzi per insultarci e un’ora e mezza per vestirti, ecco le due ore! L’appuntamento era alle nove. Lo sai come sono le casalinghe quando fanno la spesa e noi dovevamo arrivare al supermercato prima che il locale venisse assalito! Ora dobbiamo accontentarci di quello che troviamo.

– E non lo so come sono le casalinghe? Ogni sabato sono abbonato ad una borsettata in faccia.

– Questo perché ci provi sempre!

Avendo sentito il baccano provenire dal pianerottolo, il portiere salì e con sguardo accigliato esclamò:

– Cos’è questo casino? Volete fare silenzio che il sabato la gente dorme un po’ di più e ha bisogno di tranquillità!?

– Tutti tranne me e per colpa di queste due porno-cubiste! – si lamentò Ben.

– Ancora con questo termine? – chiese arrabbiata Vera.

– È vero, ha ragione. Dove dovete andare vestite in quel modo, anzi, svestite in quel modo? – domandò il portiere.

– Anche lei, adesso? Invece di romperci le palle, perché non se ne torna nella sua cuccia… guardiola?

– Guardate che faccio rapporto all’amministratore.

– E noi raccontiamo a sua moglie che lei fa lo scemo con quella del quarto piano.

– Oggi siete veramente molto carine, complimenti! – si riprese l’uomo.

– Sì sì, adesso si tolga dalle scatole, essere inutile!

– Nervosette stamattina!

– Stamattina? – ripetette Ben – Qua è una continuazione. Stavo meglio da mammina.

Il portiere se ne andò chiedendo ancora scusa.

Mary osservò la cugina e disse:

– Ma Vera, sono più di dieci minuti che abbiamo bussato.

– Non basta che sono alieni, sono pure sordi!. – affermò Ben sbadigliando.

– Tu stai zitto. – rispose Mary – Secondo me sono usciti e quando ritorneranno, chissà cosa ci faranno. Quelli sono alieni, non sappiamo come reagiscono ad un ritardo… del genere poi!

Dopo un secondo la porta dei due ragazzi si aprì ed apparve Darèn con addosso solo degli slip e con gli occhi assonnati.

– Ehhh! – sospirarono le ragazze.

Ben storse il naso ed esclamò:

– E mai possibile che te ne vai sempre nudo per casa? Io già le sto perdendo queste due putt… nipoti. Cosa mi diranno le mie sorelle quando perderanno la loro purezza?

– E ancora! – fecero le due.

– Oh… che cosa volete dire? Le vostre madri mi ammazzeranno… dopo essere passato fra le mani dei mariti.

– E che ci azzecchi tu? Mica sei stato tu! È stato prima che venissi ad abitare con noi. Organizzavamo certi festini! – affermò Vera.

– Certo che venendo a casa con noi, hai rotto un po’ eh!? – si lamentò Mary.

– Che zoccole! – affermò lo zio.

– Secondo me le ragazze starebbero meglio senza di te. – intervenne Darèn poggiandosi alla porta.

– E tu non entrare in discorsi che non ti appartengono!

– Sss… non rispondergli in questo modo, è un alieno. Sempre il discorso di prima, non sappiamo come può reagire. – lo ammonì Vera.

Mary osservò Darèn e accigliando lo sguardo domandò:

– Aspetta un attimo, perché sei ancora in pigiama… o meglio, in mutande?

– Lo vedete, lo vedete che anche lui è ancora in pigiama? – si rivolse, soddisfatto, Ben alle due nipoti.

– Ma ragazze, avete fatto voi tardi. – precisò Darèn.

– Ma anche se eravamo puntuali, vi trovavamo comunque in pigiama… ovvero in slip… Ehhhh! – rispose Mary.

– E che ci vuole, ragazze. Aspettavamo solo voi.

Con uno schiocco di dita, Darèn apparve subito pulito e vestito.

I tre restarono a bocca aperta e dopo in po’, Vera, ripresasi dallo stupore, chiese:

– Non è che con uno schiocco puoi far apparire una donna per nostro zio… magari anche sposato con dei figli e soprattutto che abita da un’altra parte?

– Mi dispiace, ancora dobbiamo imparare a fare miracoli.

– Poi vi farò vedere! – replicò Ben.

– Sì, la squadra di pallone! – ironizzò Vera.

– La squadra di pallone? Chi, lui? – domandò Darèn.

– Senti, tu sei un extra-coglio… e… un extraterrestre e certe cose della nostra società non le conosci.

– Ma conosco benissimo te.

– Ah sì? E vediamo un po’ cosa sai.

– Prima di tutto dormi o con una bambola gonfiabile o con il peluche di Winnie the Pooh. Quando bevi la birra, vomiti dal balcone. È per questo che il cane della signora al piano terra si è suicidato, era diventato alcolizzato senza volerlo. Quando vai in discoteca, ci vai sempre alle nove di mattina perché la sera hai appuntamento dal dentista per farti togliere le carie per tutte le schifezze che mangi.

– Ma si può sapere chi ha messo in giro questa storia della discoteca? Non puoi dire una cosa che subito ci costruiscono una storia sopra! E poi parli tu che bevi ancora latte, infantile!

– Ma allora vuoi farci ammazzare? Rammenta sempre il discorso di cui sopra. – gli ricordò Vera tirandogli un orecchio.

. . .

Mary stava sotto braccio con Darèn e Vera vicina ad Ark, tutti e quattro ridevano e scherzavano. Il supermercato era pieno e c’erano molti uomini che aiutavano le proprie donne a fare la spesa. Ben era in compagnia… del carrello che lui spingeva annoiato e lamentandosi.

– Va be’, ma mica sono l’unico ad essere solo? – si disse guardando in giro – Sì, sembra proprio che sono l’unico.

Ad un tratto qualcuno gli diede una pacca sulla spalla, il ragazzo si girò e vide il signor Luigi, l’ottantenne suo vicino di casa, che faceva la spesa.

Ben gli chiese:

– Solo eh? In fondo… da quando è morta sua moglie…

– Ecco, tesoro, ho preso questo per stasera. – esclamò la bionda del quarto piano rivolta a Luigi.

– Sì, grazie, amore. – rispose lui.

Ben si fece tutto rosso e per sbollire la rabbia, mise la testa nel banco dei surgelati. Vera, raggiungendolo, gli alzò il capo coi capelli e domandò:

– Hai deciso di trovare la tua donna in mezzo a seppie e merluzzi?

Mary si avvicinò e rispose:

– Ma dai, è la prima volta che stai solo qui nel supermercato, hai sempre camminato sotto al nostro braccio.

– Appunto. Se prima potevo fingere che eravate le mie ragazze, ora neanche questa soddisfazione! – replicò lo zio.

Un ragazzo che lavorava lì, si voltò verso di lui e disse:

– Tanto lo sapevamo già tutti che erano le tue nipoti.

Ben sospirò, abbandonò le braccia lungo i fianchi e si rimise a camminare.

– Il carrello! – fecero le due giovani.

– Portatelo voi!

Il ragazzo si allontanava mesto, quando, poco prima di uscire, vide il cognato, padre di Vera, entrare nel supermercato. Gli occhi di Ben sembravano uscire fuori dalle orbite, il labbro inferiore per poco arrivava a terra. Correndo come un matto, ritornò dalle nipoti e prendendole per le braccia, le trascinò verso Darèn e Ark.

– Mi fai posare almeno il merluzzo?… Uh, ti somiglia! – esclamò Mary con il trancio surgelato fra le mani.

– Qui non c’è tempo di fare nulla. Vera, è appena entrato tuo padre!

– Oh mio Dio, se mi vede, mi prende per una porno-cubista… Cazzo, ho proprio esagerato questa volta!

– E allora, qual è il problema? – chiese Darèn.

– Che se le vede vestite così, mi spezza l’osso del collo!

– E tu difenditi, mica è colpa tua!

– Difendermi da quello?

I due alieni si voltarono verso gli altri clienti e videro avvicinarsi un uomo grande e grosso.

– Oh oh, sarà meglio scappare, viene nella nostra direzione! – esclamò Mary.

– Sì, ma dove andiamo? – chiese Vera in preda al panico.

– Ce ne sono di posti dove nascondersi! – rispose Ark.

– Sì ma dove?

– Dietro al bancone del pesce?

– Così vestite dove le vuoi mettere!? – esclamò Ben ridendo.

– La vuoi finire!? – si lamentò la nipote.

– E tu perché ti sei vestita così?

– E io che ne sapevo d’incontrare papà qui!

– Dovremmo andare a vivere più lontano. – affermò Mary.

– Hai ragione!

– Ragazze, non vi conviene restare qui a parlare. – disse Ark indicando l’omone.

Ben si voltò e vide il cognato sempre più vicino. Guardò i due alieni e li mise davanti alle ragazze. Il padre di Vera lo vide ed esclamò:

– Ben, ciao! Siete venuti a fare la spesa?

– Sono venuto… da solo…

– Ah… e loro due?

– Amici involontari… Sai, come i muscoli… non li governi e fanno quello che cazzo pare loro?

L’uomo, guardando dietro ai due, disse:

– Ah, ecco dove sono le piadine. Mi fate passare per favore?

Darèn e Ark si guardarono, Ben rispose:

– No… le piadine? Quelle di questo supermercato non sono per niente buone.

Proprio in quel momento passava il direttore che lo guardò. Il ragazzo voltò la testa da un’altra parte per fare una boccaccia e vide una figura femminile molto familiare. Si strofinò gli occhi e s’accorse che era la sorella, la madre di Mary.

– Oh mio Dio! – esclamò – Sento le coronarie in procinto di esplodere! Ma non ci sono altri supermercati? Tutti qui venite a fare la spesa?

– Ben, Fabio, anche voi al supermercato? – domandò la donna ai due familiari.

– Eh… mentre voi due parlate, io vado a prendere le piadine, – disse Ben – prima scherzavo. Non muoverti, cognatone bello, te le prendo io.

Lo zio si portò accanto alle nipoti, fece girare verso di sé Derèn e Ark ed esclamò:

– Voi due, scoccate le dita, vestitele diversamente.

– Non lo abbiamo mai fatto sugli altri. – rispose Derèn.

– C’è sempre la prima volta!

– Va be’, proviamoci.

I due alieni scoccarono le dita e gli abiti addosso alle ragazze cambiarono. Adesso indossavano stivaloni con france, pantaloni larghi a quadroni, una camicia ed un cappello da cowboy.

– Da dove siamo uscite, da un carosello di carnevale? – chiese Mary.

– Eee… ci siamo lasciati influenzare dal film di ieri. – si scusarono i vicini.

Darèn e Ark provarono ancora e gli abiti di Vera e Mary mutarono in altri. Le due ragazze si videro avvolte da un lungo abito rosso; fra i capelli avevano una grossa rosa e Vera, guardandosi le mani, esclamò:

– Nacchere?!

Alcune persone le videro e risero.

– Stiamo facendo la pubblicità al caffè Olè, va bene?! – digrignò Mary guardandole.

I due alieni presero le ragazze e le nascosero dietro ad un grosso cartellone. Mettendosi d’impegno, cercavano di vestirle in modo decente, ma niente. Ad un certo punto, Ben urlò:

– Adesso basta. Lasciate stare!

– E noi dobbiamo andare in giro vestite da palombare? – chiese Vera incazzata.

– No no, fatele ritornare con quelle due micro-stoffette che avevano addosso.

– Eh… – fece Darèn grattandosi la testa.

– Che significa eh? – domandò Mary.

– …Che non sappiamo ritornare indietro.

– Che cosa? Ma allora dateci altri abiti, non voglio uscire con uno scafandro addosso.

– Ok, concentrati, fratello. – fece Ark.

I due vicini scoccarono le dita con maggior forza e magicamente le tute da sommozzatore divennero due striminziti bikini.

– Menomale che ho fatto la ceretta! – disse Vera incrociando le braccia.

– Non è possibile. Io ci devo riuscire! – si arrabbiò Darèn.

Il ragazzo provò di nuovo e le due guardandosi in un vetro poco distante, si videro con una lunga coda di paillettes, un tubino stretto in vita e in testa un parruccone alla Riccardo Cocciante.

– Che facciamo, usciamo così? – chiese Mary.

– Sei pazza? Ho una dignità da mantenere! – rispose la cugina.

– Va bene, mi è venuta un’idea. – fece Ark – Di là vendono anche vestiti.

Tutti e cinque si guardarono e sorridendo per l’idea, si avviarono al reparto abbigliamento. Mentre camminavano, Vera inciampò. La cugina si lamentò:

– Che cavolo fai? Guarda dove metti i piedi!

– Non è colpa mia, è il parruccone che si mette davanti agli occhi.

– Mamma, mamma, – fece una bambina indicando le due – ci sono i clown.

– Che figura di merda! – piagnucolò Vera.

– Ragazze, ma le parrucche però potete toglierle. – disse Ark.

Le due cugine si guardarono.

– È vero! – rispose Mary.

Entrambe se la tolsero e subito i tre ragazzi si pietrificarono e non riuscivano a togliere lo sguardo dalle loro teste.

– Cosa c’è? – fece Vera.

– Che strano, mi sento la testa leggera leggera. – disse l’altra.

Vera la guardò e strillò:

– Mary…!

– Dimmi…!

– No-non ha-hai più i ca-capelli!

La giovane osservò la cugina e gridò anche lei:

– Vera, i-i tu-tuoi ca-capelli… hai un nu-nuovo ta-taglio!

– E com’è?

– A-a-a… alla Balotelli!

– Ok, non voglio incazzarmi. Manterrò la calma e… vi ammazzo!!! – gridò Vera buttandosi addosso ai due alieni.

. . .

Un uomo biondo, grande e grosso, dall’aria seria e con le braccia incrociate, camminava avanti e indietro nel salone di Mary e Vera. Le due ragazze stavano sedute e in silenzio mentre l’omone rimproverava Darèn e Ark:

– È stata una vera pazzia la vostra! Non potete usare i vostri poteri sugli umani. Hanno una struttura molecolare diversa. Potevano restare calve a vita!

– Non so perché ma quest’ultima frase mi ha gelato il sangue! – disse Vera.

– Ok, scusaci, Blek, non ci permetteremo mai più! – rispose Ark.

– Ora io voglio solo risolvere questa storia. Devono dimenticare tutto! – asserì l’uomo.

– Ma è pericoloso, noi non vogliamo interagire con la loro mente. – replicò Darèn – Gli uomini, si sa, non usano neanche il 10% del loro cervello. Hanno scarse capacità di apprendimento, di ragionamento, di concentrazione, risolutive…

– Ci ha chiamati chiaviche pulito pulito! – esclamò Vera.

– Una manipolazione della loro mente potrebbe causare in loro delle patologie neuro-degenerative. – riprese l’alieno.

– Che ha detto? – chiese Ben.

Mary storse il naso e rispose:

– È un modo gentile per dire che diventeremo deficienti… Oddio, per te non è che cambi molto…

– Stupida!

– Cretino!

Ark guardò i tre ed intervenne dicendo:

– Le due ragazze potrebbero anche superare bene la cosa, ma lui…

– We, io cosa? – chiese Ben.

– E se lo uccidiamo direttamente? – domandò Blek.

– Cosa? Uccidermi?

– Tanto, un umano in più, un umano in meno… Si ammazzano così facilmente anche fra loro!

– No, io non voglio che dimentichino… le ragazze. Abbiamo bisogno di qualcuno con cui confidarci. Sono le nostre uniche amiche. – affermò Darèn.

Le due cugine si guardarono e sorrisero.

– …Poi ogni tanto… sai, anche per… sfogare i nostri istinti… – riprese l’alieno.

– Istinti… omicida? – chiese Vera.

– No no, sessuali!

– Ah va bene! – fecero le due.

– Aliene amiche non ne avete? – chiese Ben.

– Ah va bene, se vi servono per sfogare i vostri istinti sessuali… Ma, nessuna magia, ok? – disse Blek.

– Ok! – risposero i due alieni.

L’uomo se ne andò e i quattro restarono solo ad osservarsi.

– Bene, ragazze, noi ora dobbiamo andare. – esclamò Darèn.

– Eee… riguardo a quegli istinti… quando….? – chiese Mary.

– Ti chiamo più tardi, ok!? – rispose lui baciandole la mano.

– Aspettami, bambola. – disse Ark a Vera.

I due alieni lasciarono l’appartamento e le ragazze si guardarono ridendo ed esultando. Ben accigliò lo sguardo ed incrociò le braccia:

– Ottimo, le mie nipoti si faranno spupazzare per bene dagli alieni ed io non sono in grado neanche di trovare una terrestre che… Lasciamo stare, vado in camera mia a…

– Non dire volgarità eh! – esclamò Mary.

– Ma quali volgarità! Dicevo che vado in camera mia a…

– Aaahhh…. non vogliamo sentire cos’è che fai in camera tua! – gridò Vera.

– Ma siete proprio sceme! Vado a mettere in ordine!

– Ecco, – fece Mary – te l’avevo detto di non dire sconcezze!

– Io, invece, vado a mettere a posto tutte quelle piadine che il direttore ci ha fatto comprare. – esclamò Vera andando in cucina ed osservando storto lo zio.

 

 

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