Recensione del film Pompei

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Buongiorno amici lettori, oggi il mio nuovo articolo è una recensione del film Pompei di Paul W. S. Anderson. Non riprenderò la trama scritta sui vari siti internet, in quanto, non rende giustizia al film. Leggendola, prima di vederlo, avevo pensato al solito “già visto”: una zuccherosa storia d’amore imbastita con l’ossessione del catastrofico. Nulla di tutto questo. Né mi soffermerò sulle inutili illazioni di alcuni che minimizzano il film ad una semplice storia d’amore con lo sfondo di un evento tragico (Ad onor del vero, la stessa cosa l’avrebbe fatta Cameron con il suo Titanic), ma darò il mio personale giudizio da spettatrice e da napoletana.

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Veniamo alla trama e alla recensione:

“Roma, caput mundi!”: come ha fatto Roma a diventare un impero? Con la violenza. E così inizia “Pompei” di Paul W. S. Anderson. Stermini, impiccagioni, omicidi a sangue freddo: i reati efferati di cui si macchiarono i romani e di queste crudeltà ne diventa testimone il piccolo Milo, salvatosi dalla morte solo grazie ad un trucco, ma viene ridotto in schiavitù dagli stessi romani. Milo, appartenente ad un popolo che ammaestrava cavalli, diventa uno schiavo/gladiatore col nome di Il Celto. La sua forza è tale da decidere di portarlo a Pompei per divertire gli spettatori e il nuovo senatore Corvo. Durante il tragitto, giunto ormai in Italia insieme ad altri schiavi, c’è un primo incontro tra Milo e Cassia, figlia di un ricco commerciante; nulla di sdolcinato, c’è un incontro di sguardi, un primo scambio di battute. La storia prosegue, entrambi vanno incontro al loro destino che prevede: per Cassia, un vigliacco senatore che ha tentato più volte un approccio con lei a cui strappa con un ricatto la promessa di matrimonio, i genitori incatenati al volere del senatore da una pesante minaccia di morte, un rapporto fraterno con la sua dama Ariadne. Per Milo: le sbarre della prigione, nei sotterranei dell’anfiteatro, dove incontra Attico, un possente gladiatore che dovrà affrontare in combattimento fino alla morte di uno dei due. Il Celto mostrerà in più di un’occasione la sua forza e la sua umanità!

Il destino porta Cassia a salvare la vita di Milo, i diversi ceti sociali li divideranno ancora.

Al tragico avvenimento dell’eruzione, alla conferma che Roma non mantiene le sue promesse, Milo e Attico diventano amici. Quando l’infermo scende in terra Corvo mostra quanto la malvagità umana non si fermi davanti a nulla, Milo quanto l’amore (inteso per il prossimo) sopravviva e corre alla ricerca di Cassia non dimenticando ciò che lei ha fatto per lui.

Fin qui la storia che regge l’intera pellicola, ma veniamo all’eruzione. Grandi effetti scenografici (qualcuno ha detto che sembra un videogioco, io dico che sono i videogiochi che oggi somigliano ai film); terremoto, fungo piroclastico, rocce incandescenti scagliate ad una grande velocità, costa che si disintegra per effetto del magma incamerato sotto terra, maremoto. Avendo studiato le eruzioni successive del Vesuvio, quello portato sugli schermi da Anderson, sembrerebbe effettivamente uno scenario apocalittico, ma andando ad analizzare le conseguenze dell’eruzione del ’79, è chiaro che nessun altra eruzione ne ha avute di simili. Prendiamo a confronto quella più vicina, cioè quella del 1944: nessuna città sotterrata, le più colpite, San Sebastiano e Cercola, pur avendo pagato un alto numero di vittime e distruzioni, non sono state sommerse come accadde per Stabia, Pompei ed Ercolano, quindi, ciò fa supporre che ci sia stata un’effettiva quantità maggiore di materiale eruttato. Inoltre, stando a quanto studiato dagli esperti sui materiali emessi, i magmi pliniani contenevano alte quantità di silice, sodio e potassio, segno che il magma sostava nella caverna magmatica da centinaia di anni e raffreddandosi aveva cristallizzato. Per farla breve, la natura da anni stava preparando un enorme calderone da scagliare poi verso l’esterno e gli abitanti di Pompei videro con i propri occhi l’effetto, ma non poterono raccontarlo perché furono ridotti in pietra! Che, specifichiamo, non sono i calchi ottenuti con le colate di gesso. Durante gli scavi, ci si rese conto che il magma divenuto roccia, aveva al suo interno imprigionato i corpi che diventando cenere col tempo, hanno lasciato la loro forma; colando il gesso, tolta la roccia, si sono ritrovati i calchi che oggi sono esposti negli scavi di Pompei.

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In conclusione.

Note a favore:

– personaggi realistici

– eruzione realistica (confrontandola con gli effetti),

– collocazione temporale veritiera (si parla della festa della vinaria e stando ai ritrovamenti, c’era effettivamente uva solidificata)

– Assenza del monte Somma (formatosi successivamente col collasso del vecchio cratere)

Note a sfavore:

– Non sono tanto convinta della vetta vesuviana, stando ad alcune letture, la forma conica del Vesuvio si è avuta dopo l’eruzione del ’79 ed il cratere doveva essere piatto.

– Finale realistico ma contro le aspettative (almeno mie)

Grazie per l’attenzione e al prossimo articolo

Annalisa

Prima tappa del Marte blogtour di Marta Tempra – autrice di Arpeggio Libero

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Buongiorno amici lettori e scrittori  siete tutti invitati oggi 25 Febbraio alle ore 15 alla prima tappa letteraria

della giovane autrice Marta Tempra. E’ un onore per me ospitarla nel mio blog, sia perché ho avuto

il piacere di leggere i suoi racconti Recensione L’istante tra due battiti sia perché è una ragazza molto

attiva,  che già col suo primo libro ha partecipato a molte presentazioni e fiere. Potete intervenire con le

vostre domande, lei sarà in diretta dalle 15 per rispondere. Intervenite cliccando sul link seguente che sarà attivo dalle ore 15 Clicca qui dalle ore 15

Scopriamo come anche oggi è possibile che un esordiente possa affermarsi nel mondo dei libri.

L’istante tra due battiti – recensione

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Da Fumo e Mentolo

“Nel buio dei sensi, la musica avrebbe riempito la mente come se avesse origine direttamente da lì…”

Dal sito dell’editore:

“Ricordo la prima volta che ti ho visto. Me ne stavo lì, le mani su quel vetro che si appannava e si spannava con il mio respiro e guardavo, guardavo senza vedere nulla in particolare. File di occhi chiusi, di piccole mani strette a pugno, di teste coperte di peluria. Cuccioli d’uomo senza ancora un nome o una storia. O forse il nome sì, ma sai, il nome è come un paio di scarpe, prende forma solo con l’uso: ci vuole un bel po’ prima che aderisca perfettamente alla pelle. E fino a quel momento resta qualcosa di astratto, interscambiabile, una semplice fila di caratteri su una targhetta attaccata al polso.”

Questa e altre storie accompagneranno il lettore nella raccolta di Marta Tempra, scrittrice ventunenne al suo esordio. Sotto la sua penna, nascono immagini, suoni, perfino odori che trasportano il lettore di volta in volta in mondi diversi: il cielo d’agosto senza stelle vedrà un ragazzino scoprire l’esistenza del dolore, una nevicata in città avvicina un uomo e una donna uniti dall’amore in un’improbabile lega, il vento di settembre fa da spettatore a una altrettanto impalpabile figura, una ragazza dal capellino rosso che sconvolgerà per sempre la vita di una bambina e della sua famiglia. Un viaggio attraverso prosa e poesia, estasi e tragedia, azione e sensazione: un mondo dove sognare, ridere, commuoversi, emozionarsi…da gustare racconto per racconto o leggere tutto d’un fiato.

Da Piedi di Ninfea

“Perché ora la fanciulla lo sa, ha scoperto che c’è intimità nella penombra, nella luce soffice e dorata che filtra attraverso le fronde. All’improvviso, la spiaggia è troppo luminosa, semplicemente, e i giochi troppo chiassosi, irrequieti: li ha lasciati entrambi, per rifugiarsi nel silenzio…”

La mia recensione:

Titolo: L’istante tra due battiti

Autore: Marta Tempra

Editore: Arpeggio Libero Editore

Prezzo: 12 €

Non so veramente da dove iniziare, io che non amo i racconti, mi sono innamorata de “L’istante tra due battiti”. Mi chiedo ora, quale meraviglioso spettacolo verrebbe fuori da un suo romanzo, da un romanzo di Marta Tempra? Tredici racconti di un’intensità pari a quella di un romanzo capolavoro. Dalla parola più insignificante, che poco dice della storia, traspare una profondità tale che porta il lettore ad entrare nel racconto come quando si viene attratti da una magnifica sequenza di colori. Sembra di volare fra i magnifici colori dell’universo e quei colori sono i sentimenti, l’introspezione più brillante, intensa che abbia mai letto. È un viaggio nell’animo umano e la cosa sorprendente è l’abilità che l’autrice ha avuto nel rendere interessanti temi potenzialmente noiosi anche se in qualche caso non c’è riuscita e dei racconti stentano ad andare avanti.

Quelli che preferisco sono Piedi di Ninfea, Luci sfocate, Fumo e mentolo, Dobbiamo parlare; non perché gli altri mi piacciano di meno, ma perché in questi quattro l’autrice ha sfoggiato un talento che per l’età che ha, ha dell’incredibile. Un dato che stona è la ripetitività del tempo narrativo, quasi lento in tutti i brani.

Ok, veniamo ai dati tecnici. Lo stile è semplice, fluido, limpido pur venando in alcuni tratti un’intenzione poetica che spesso stona. Il suo scrivere cattura il lettore trasportandolo nella storia, i temi trattati sono esperienze reali, ci si può identificare cogliendo l’insegnamento che tutti siamo eroi.

L’unica cosa che non mi piace, è la copertina.

Complimenti Marta, da te c’è tutto da imparare.

Vi lascio con una citazione, è una frase che ho ricordato leggendo “L’istante tra due battiti”

Da Uomini semplici – E. De Crescenzo

“Gli uomini semplici sono sempre eroi che in silenzio vivono, esistono. Alberi e nuvole con il vento sbandano. Loro invece lottano, resistono…”

Grazie

Alla prossima

Annalisa

Prima tappa del Marte blogtour di Marta Tempra – autrice di Arpeggio Libero

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Buongiorno amici lettori e scrittori  siete tutti invitati oggi 25 Febbraio alle ore 15 alla prima tappa letteraria

della giovane autrice Marta Tempra. E’ un onore per me ospitarla nel mio blog, sia perché ho avuto

il piacere di leggere i suoi racconti Recensione L’istante tra due battiti sia perché è una ragazza molto

attiva,  che già col suo primo libro ha partecipato a molte presentazioni e fiere. Potete intervenire con le

vostre domande, lei sarà in diretta dalle 15 per rispondere. Intervenite cliccando sul link seguente che sarà attivo dalle ore 15 Clicca qui dalle ore 15

Scopriamo come anche oggi è possibile che un esordiente possa affermarsi nel mondo dei libri.

Monica Portiero – Nora e il bacio di Giuda – Presentazione più intervista all’editrice

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Buongiorno cari lettori. Per la rubrica “Recensioni ed interviste” oggi vi presento “Nora e il bacio di Giuda” di Monica Portiero. Della stesse autrice, potete trovare la mia recensione del libro “La valle delle ombre” al seguente link  Recensione La Valle delle ombre

Buona lettura

Benvenuta Monica. Parlaci del tuo libro.

Nora è una ragazza molto giovane, con idee poco chiare sul suo futuro: lo vede scorrere davanti a sé in maniera lineare, quasi noiosa. Non ha ambizioni personali se non quelle banali: forse trovare l’uomo giusto, forse farsi una famiglia, concetti molto nebulosi nella mente di una ventenne. Condivide con il padre la passione per la storia e proprio lui la spinge a partecipare ad un concorso letterario con un romanzo che la incentiva a scrivere. Nora è portata per la scrittura ,anche se la ritiene una cosa privata, ma non vuole deludere le aspettative di un padre che ama moltissimo. Inizia a buttare giù idee per il romanzo, felice per il supporto paterno quando, purtroppo, i genitori subiscono un terribile incidente d’auto e muoiono. Nora cede.Tutto quello che aveva amato, ciò su cui contava si era schiantato con una realtà tanto distruttiva da soffocarla. I genitori morti, l’arrivo di Lillian, la sorella maggiore, il libro da terminare per mantenere una promessa, tutto questo le scivola addosso in un mare di dolore confuso che non sa come affrontare. Sarà Caterina, la protagonista del suo libro ad aiutarla come nessuno ha mai fatto e nello stesso tempo la renderà complice di un’oscura presenza,che dalle pagine del libro,sembra seguirla nella vita vera. Nora e Caterina,Caterina e Nora…ho scelto di raccontare una storia nella storia e sarete voi a dirmi cosa ne pensate del risultato…Personalmente lo adoro,ma l’ho scritto io…^_____^
Grazie ad Annalisa Caravante per avermi ospitata nel suo bellissimo blog, Monica

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Benvenuta ad Argeta Brozi, di Edizioni Butterfly

1)   Come hai conosciuto Monica?
Monica l’ho conosciuta alla fiera del libro di Milano due anni fa, abbiamo parlato di editoria, libri, scrittura. È una persona molto alla mano e siamo entrate subito in sintonia. Quel giorno abbiamo scattato una foto ricordo insieme, ma mai avrei pensato che le nostre strade si sarebbero nuovamente incrociate!
2)   Qual è stato il primo elemento che ha suscitato il tuo interesse nei confronti del romanzo?
Quando Monica mi ha parlato del suo libro, le ho detto subito di inviarmelo, le storie di fantasmi mi hanno sempre affascinato e volevo vedere come questo elemento era stato usato nel romanzo! In realtà, la storia dei fantasmi è solo la storia che sta scrivendo il personaggio di questo libro, che non è un fantasy, ma la vita di una persona normale. Ho trovato molto originale questa storia nella storia, una sorta di matrioska e la scrittura di Monica è fresca e coinvolgente.
3)      Quali altri elementi hai riscontrato?
Mi piacciono molto i discorsi diretti: i personaggi hanno spessore, sembrano reali e i discorsi diretti scorrono velocemente sotto gli occhi come se il tutto avvenisse in quel momento nella realtà. Leggere questo libro è come vedere un film, penso che Monica sia in grado di mostrare e non solo raccontare e questo è bellissimo per un lettore, perché riesce a immergersi nella storia.
4) Nella presentazione del libro è stato scritto: “Una storia a scatole cinesi, un romanzo nel romanzo”.
Sarà il romanzo di Nora a svelarci dei particolari o è il romanzo a condizionare la vita della protagonista?
Vero! Entrambe le storie sembrano influenzarsi un po’, forse perché il personaggio della storia di Nora assomiglia un po’ a lei… è il suo alter ego per così dire. È un romanzo che ti tiene sempre con il fiato sospeso, dove mistero e intrighi famigliari si mischiano lasciandoti dentro la voglia di leggerlo tutto d’un sorso.
4)   Cosa ci dici del libro per incuriosirci?
Avete presente quando un libro vi prende tanto e la curiosità è tale per cui pensate di aver già intuito chi fa cosa e perché? Bene. Voi tenterete di indovinare, ma questo libro ha un asso nella manica: saprà stupirvi!
5)   Spazio libero: vuoi aggiungere qualcosa?
Certo! Ci tengo a ringraziarti per questa intervista, è piacevole parlare dei libri dei miei autori, libri su cui ho investito tempo, energia, soldi e amore 🙂 Ogni libro è stato selezionato con cura, pubblico solo i lavori che ritengo meritevoli e spero che voi possiate provare le mie stesse emozioni, leggendo questi libri. Ringrazio anche i lettori che ci seguono e quelli che leggeranno questa intervista e Monica: perché è una persona spiritosa, altruista e una brava scrittrice. Grazie per avermi fatto emozionare con Nora e il bacio di Giuda.
Per i più curiosi: potete sbirciare il nostro sito www.butterfly-edizioni.come il blog dedicato agli autori e alla rassegna stampa http://autoributterflyedizioni.wordpress.com
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Grazie a Monica e ad Argeta per la loro disponibilità
Alla prossima
Annalisa

Graffe napoletane

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Domenica ho preparato le graffe napoletane, avrei voluto offrirne anche a tutti voi, ma non potendo farlo, (Non credo via email giungerebbero) vi lascio la ricetta.

Ingredienti

– 500 gr. di farina (Ottima quella per dolci)

– 2 uova intere

– Un cubetto di lievito di birra

– 2 cucchiai di latte

– 400 gr. di zucchero

– 500 gr. di patate

– Buccia di limone

Procedimento

1. Bollite le patate e schiacciatele con l’apposito schiacciapatate (Aspettate che si raffreddino altrimenti povere dita!)

2. Versate la farina a fontana su un piano, aggiungere le uova, il latte, lo zucchero, la buccia di limone, il lievito e impastate (E non vi lamentate che si attacca alle dita!)

3. Formate un bel panetto e mettetelo a lievitare per circa 5/6 ore.

4. A meno che non sia passato qualcuno e lo ha rubato, prendete il panetto e fate dei cordoncini di dieci centimetri (Belli doppi così vengono più morbidi) e uniteli formando delle ciambelle.

5. Disponete le ciambelle in un vassoio ampio e copritele per farle lievitare ancora.

6. Friggetene poche alla volta in olio bollente (che servirà anche per minacciare chi vuole arruffare le graffe prima di poterle servire)

7. Appena cotte, versatele in un recipiente pieno di zucchero.

Ecco, ora sono pronte. Attenti che scottano!

Sperimento.

L’impasto può essere anche congelato, si è scongelato senza problemi e sono venute

buone come la prima volta.

Kiss

P.S. Non si vive di solo libri.

Mentre le gustate potete ascoltare anche un bel brano di musica napoletana