Da Canta per me – Le feste di matrimonio

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Come si svolge una festa al ristorante nella mia famiglia? Il caos!

Il delirio più psichedelico che si sia mai visto.

Partiamo dalla prima cosa che avrei sicuramente evitato di filmare per il nostro video: il trenino! Ora, dovete sapere, che quando i musicisti iniziano con i latino-americani, ci sono sempre quei due o tre che conoscono a perfezione i passi e cavoli, non ne sbagliano uno. Poi ci sono quelli che li seguono fingendo di essere andati anche loro alla scuola di ballo; questi li riconosci subito perché hanno gli occhi incollati sui primi e invadono lo spazio degli altri causando incidenti a catena. È stato accertato che ogni anno ci sono più feriti per i balli nuziali che per la guida in stato di ebrezza. Tipo che vedi lo zio che senza accorgersene si ritrova a ballare in cucina. Avendo poi indossato un abito tutto bianco, accade che il cuoco gli dà ben sei piatti caldi da servire ai tavoli. Siccome lo zio è pure miope, con il fumo che gli si forma sulle lenti, non vede la lunga gonna della moglie e la calpesta rovinandola.

In più, inciampa facendo atterrare i piatti direttamente sugli abiti dei più sfigati che ballano dietro.

Questi ultimi, non essendo per niente bravi, credono di seguire i passi degli altri, mentre in realtà se ne vanno per conto proprio e sembrano o che stanno acchiappando le mosche o che stanno spazzando a terra.

Poi arriva il momento della tarantella e lì ci si sta condannando al decadimento fisico. Saltando e ballando a tempo di musica, tutte le acconciature, per cui si è stati cinque ore dal parrucchiere, vengono giù traumatizzando le signore. Alcune hanno anche la faccia tosta di dire che si tratta di una doppia pettinatura. Al pro-zio più anziano, invece, gli si gira il parrucchino e gli altri credono solo che si sia fatto la frangetta. Sempre durante la tarantella, di tutte quelle piccole accortezze che si hanno la mattina, tipo nascondere la spallina del reggiseno, se ne perde il controllo e vedi di tutto: calze sfilate, sottoveste che fuoriescono, l’etichetta che qualcuno ha dimenticato di togliere e uomini senza più le giacche con dieci centimetri di pancia in più. Arriviamo adesso alla lambada, quel ballo i cui movimenti dovrebbero essere almeno sensuali. Qui inizi a temere che stiano per cadere tutte le regole del buonsenso perché vedi formarsi coppie assurde. In poche parole, prendi sotto mano quello che ti capita per primo: la nonna con la zia, la cugina con la nipote del cognato della signora di fianco, che manco si conoscono, il pro-zio, quello del parrucchino, ormai irrimediabilmente frangettato, con la sorella dello sposo, lo sposo con uno che non conosce neanche lui e la sposa che se li deve fare tutti. A un certo punto, però, scopri che l’integrità morale è salva perché, sfasciati e sciancati dalla tarantella, che ormai ci vogliono solo due mesi di prognosi riservata al Cardarelli, ognuno balla a modo suo; altro che lambada! E vedi una coppia danzare il valzer, un’altra il tango, la più ardita il twist, la più sorda il lento. Poi senti lo zio miope che dice “Grazie della comprensione, hai capito subito che ballo piano”, ti volti a guardarlo e lo vedi attaccato alla colonna della sala. Ok, manca poco al trenino, cercate di non demordere.

Arriviamo al girotondo e qui viene coinvolta inevitabilmente anche la sposa. È l’unico momento in cui il fotografo ti ha lasciata in pace e ti accingi a mangiare quelle pietanze che il cameriere ti ha timidamente conservato sul tavolo per pietà. Arriva la dolce e piccola damigella, mandata dalla madre cattiva, e con quella vocina flebile flebile, ti dice “Vieni a ballare anche tu, è la tua festa.”. Tu, presa dalla cieca stanchezza e dal gonfiore ai piedi, causato dalle scarpe nuove che ti sembrano delle trappole di ferro, rispondi: “Ho pagato mille euro per gli animatori e tu stai qui a rompermi le scatole!?”. Lei ti fa il visino dispiaciuto e tu ti leghi al tavolo per non cedere. Ecco, allora, gli zii e i cugini che ti prendono di peso, ti piazzano al centro del girotondo e tu devi stare lì a vedere la massa, ormai informe di gente, che ti gira intorno con dei respiri da asino cardiopatico.

Detto ciò, arriva il momento clou! Nessuno mai ha capito che il trenino non è un tipo di ballo, ma bensì la tragica intenzione di continuare a ballare reggendosi pietosamente a chi si ha davanti. È per questo che ti senti quelle mani sudate sulle spalle come se volessero spingerti nei più oscuri meandri dell’inferno.

A questo punto della giornata si sono perse le basilari forme motorie: il viso si contorce in espressioni che neanche i medici hanno saputo classificare, i piedi restano permanenti a forma di “V”, a quelli più grassi la panciera è scesa alle caviglie lasciando uscire quello che tenacemente avevano nascosto e le braccia somigliano ad ancore che miseramente cercano un appiglio.

Quando finalmente i musicisti si accorgono di essere fissati in modo pericoloso e comprendono che gli invitati sono lì lì per ammazzarli, si salvano con la pietosa frase “E adesso un bel lento!”.

Link a Canta per me

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