La leggenda delle fate dei monti Tifatini

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Buongiorno amici, oggi vi presento una breve ma carina leggenda che riguarda i Monti Tifatini. 

Siamo a Caserta Vecchia, ovvero, Casam Hirtam, il borgo medievale casertano che tutti conosciamo, al tempo dei Normanni. In quel periodo ci fu l’ampliamento della cattedrale che venne costruita in parte con materiali di monumenti romani di altri edifici. Attraverso uno studio si è scoperto che le colonne di marmo della cattedrale provengono dall’antica chiesa di Calatia che si trovava in pianura, mentre Caserta Vecchia è posta sui monti Tifatini. A quei tempi non c’era alcun mezzo che potesse trasportare delle colonne di marmo, il cui peso era eccessivo. Inoltre le stradine che salivano fin su Caserta Vecchia erano difficili da attraversare anche senza carichi addosso. Qui nasce la leggenda. Si dice che la gente del posto chiese aiuto alle fate dei monti Tifatini. Queste con grande generosità trasportarono sulle loro spalle le colonne, volando dalla pianura alla cima del monte.

Ovviamente è una leggenda ma ancora oggi non si sa come abbiano fatto allora a trasportare un carico simile dalla pianura al monte.

Una serena giornata

Annalisa

* * *

E se nel bel mezzo di un temporale fossimo colpiti da un fulmine che, invece di ucciderci, ci catapultasse su un altro pianeta?

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La prima recensione di Tersa di Clementina Boccellino

Copertina Tersa
Mi sono avvicinata al mondo di Tersa velocemente, mossa da considerevole curiosità e sicurezza. Già dal primo capitolo mi aveva letteralmente stregata, perché racchiude tutto ciò che mai e poi mai mi sarei aspettata.
Di solito, si usano ambientazioni note quando si tratta di trame legate alla fantascienza, e parlo proprio di New York, Inghilterra e simili. Invece Annalisa ci presenta una Napoli in pieno delirio meteorologico e ricordo che il mio primo pensiero fu: “Ok. Questa cosa è fantastica!”
Non ero scettica, lo ammetto, e sapevo già di trovarmi di fronte ad una storia di qualità e ciò è diventata una vera e propria certezza nel momento in cui ho letto l’ultima pagina.
Ci sono molti personaggi che per ovvie ragioni interagiscono tra loro, ed è una cosa che francamente ho sempre adorato.
Ho una leggera repulsione per le protagoniste femminili, non lo nego, ma mi sono legata a Lisa, perché è una ragazza comune, una di quelle che troveresti alla fermata di un autobus o in fila al supermercato.
Le sue azioni non sono dettate da qualità inesistenti, ma fatti concreti che non risolvono, né si ostinano a cambiare nulla.
Lei è lì, combina guai tante volte e non ha nessun potere spaventoso che gli altri bramano ricevere.
Un’altra nota positiva è la sua forza interiore, la voglia di ricercare positività in una situazione disastrosa.
Riguardo gli uomini presenti, vi anticipo già che non troverete fusti alla Giorgio Armani che spuntano come funghi, ma ragazzi assolutamente normali che hanno sudato per costruire il loro futuro in un universo totalmente nuovo.
Alex, per primo, non è un genio (intelligente quanto basta, in realtà) che salva la vita con uno schiocco di dita. Utilizza le conoscenze che ha per fare il meglio che può e lo apprezzo tantissimo.
La trama è ricca di colpi di scena, e niente è lasciato al caso. Annalisa è stata capace perfino di creare metodi di sopravvivenza alternativi ed estremamente coerenti. Una fantasia direi “scintillante”, che ti trascina tra le vie di Pressi come se fossi tu una mera turista invisibile.
Già, a proposito: i luoghi sono descritti talmente bene che sarebbe inutile perfino rappresentarlo attraverso un disegno. Diversi dalla terra, ma legati dalle medesime emozioni.
Immaginate di recarvi in posti distaccati dal caos, magari quelle cittadine antiche in cui si è solo di passaggio. Ebbene, io collego quelle luci alle invenzioni di Anna.
Insomma, la superficialità non esiste.
Se vi aspettate storie d’amore smielate, che occupano un terzo degli eventi, ebbene… lasciate perdere! Perché qui le sensazioni si adeguano. Lisa stessa, per vivere, decide di amalgamarsi a Tersa, ma senza dimenticare le sue radici.
Si parla di sentimenti, certo, anche di amore. Ma è una vibrazione nata principalmente dal senso di colpa, spezzando le convinzioni di ogni persona.
Da qualcosa si deve pur cominciare, no?
Alex e Lisa, prima di essere innamorati, cercano di dare un senso a ciò che accade alle loro spalle, non rinchiudendosi in una bolla luccicante fatta di belle parole.
Non vi rovinerò la sorpresa, tranquilli, termino qui.
Mi raccomando: tuffatevi in un’avventura tutta viola!
Clementina Boccellino

Alexander Ghetly

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Disegno di Clementina Boccellino

NOME: ALEXANDER GHETLY

PROFESSIONE:  RESPONSABILE DEL REPARTO DI BIOLOGIE BOTANICHE DEL CENTRO SPAZIALE CARA

LUOGO: CONTEA DI  PRESSI

NATO SU: TERSA

ETà: 38

 

UN COLLEGA DICE DI LUI  “È in gamba quell’uomo. Se non fosse stato accecato dal risentimento nei confronti del padre, avrebbe fatto grandi cose.”  

CAPELLI  NERI, OCCHI ARGENTEI, LABBRA PIENE, ALTO 1,90. IL SUO LAVORO è TUTTO PER LUI FINO A QUANDO CONOSCERà  LISA. PER LEI è PRONTO A METTERE DA PARTE OGNI RANCORE.

Citazione 

“– Non te ne andare, fammi stare bene, non voglio morire! – diceva Lisa intontita dal farmaco.

– Non mi muovo da qui finché non guarisci e guarirai!

Copertina Tersa

Prossimamente 

La fotografia: Dario Aloja

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Dario Aloja, classe 1982, nato a Napoli. Giornalista, poeta, fotografo per passione. Per lui la fotografia oltre a un’arte è vita. Lo dimostrano i suoi scatti, di una bellezza disarmante. L’ho conosciuto qualche giorno fa, aveva postato una foto di Napoli su un gruppo e non ho potuto fare a meno di commentare. Bella è dire poco. Ma lasciamo che sia Dario a parlarci di lui.

Lo abbiamo intervistato per voi.

Ciao Dario, benvenuto.

A: Come e quando è iniziata la tua passione per la fotografia?

D: È iniziata per caso quando scrivevo per un blog di fotografia circa due anni fa. Non avevo idea di cosa fosse la fotografia, la sentivo molto lontana da me, dalla mia vita e invece… la vita regala sempre continue sorprese

A: Anche se sbirciando fra le tue foto, penso di saperlo già, qual è il tuo soggetto preferito e perché lo è?

D: Fare foto di paesaggio. I toni, i colori e l’intensità variabile delle nuvole, mi portano a cambiare continuamente il mio stile e cercare di dare sempre a chi guarda le mie foto la stessa emozione che provo io nello scattare. Fare foto di paesaggi per me è una sfida, perché devo cercare di andare sempre oltre i limiti miei e quelli della macchina, cercando di migliorare sempre.

A: Sei uno dei quelli che cammina accompagnato sempre dalla macchina fotografica o c’è un momento della giornata in cui ti ci dedichi?

D: Diciamo che quando posso la mia reflex mi accompagna. Non è piccolissima ed ha anche il suo peso, ma c’è da dire che la mia giornata è condizionata abbastanza dalla fotografia. Scatto, modifico foto, leggo, apprendo, guardo video e commento altri scatti. Insomma la fotografia è parte integrante della mia vita. Ci tengo anche a precisare che sono autodidatta. Tutto quello che ho appreso, tutte le nozioni che ho acquisito, sono esclusivamente frutto di una ricerca e non di corsi fotografici.

A: Ogni scatto è un’emozione o una prova?

D: Entrambe le cose, assolutamente.

A: Se lo fai, quanto intervieni su una foto?

D: Allora, quando scatti in formato RAW, ovvero un formato che dev’essere per forza modificato, ottieni il massimo dei dettagli e dei colori ed è ovviamente necessario intervenire in post produzione. Non scatto mai, almeno io che prediligo la foto di paesaggio, in formato JPG, che è un formato direttamente pronto per la condivisione e che non ha bisogno di essere modificato.

A: Cosa racconta una foto?

D: Quello che tu vuoi raccontare in quel momento. Sono emozioni diverse ogni volta, non puoi sapere prima quello che vorrai esprimere dopo. La post produzione, l’intervento successivo allo scatto, è la vera forma artistica del fotografo moderno che, un po’ come un pittore, decide quali colori e quanta intensità dare alla propria opera.

A: Gli artisti danno molto alla loro passione, ma la tua passione cosa dà a te?

D: Emozioni, forti, intense e quotidiane. Insomma tantissimo. Mi fa sentire vivo la fotografia. Mi fa essere me stesso.

A: Parlando di arte in generale. Tempo fa ci fu un’accesa discussione sugli ebook, persone che affermavano la libertà di scambio anche se gli ebook sono contrassegnati da copyright e sono in vendita, dicendo che un prodotto artistico appartiene a tutti. Quanto è vera quest’affermazione e quanto può ledere un artista?

D: Veramente l’arte, a mio avviso, appartiene prima di tutto all’artista che decide se condividere o meno il suo “sentire”, le sue emozioni. Se vuole condividere quel che nasce dalla sua espressività, sarebbe giusto che traesse anche dei profitti. Molti dicono che non è un lavoro fare l’artista, forse subito no.. ma a lungo andare sicuramente. Anche perché creare è spendere energie ed anche soldi, come nel mio caso – tra obiettivi e macchina non si conta quanto abbia speso.

A: Spazio a tua disposizione

D: Ringrazio Annalisa Caravante per questa splendida intervista e la grande possibilità che mi ha offerto. Ringrazio tutti voi che credete ancora nell’arte, nelle sue enormi potenzialità. Stupitevi ancora… non c’è meraviglia piu’ grande. Buona luce a tutti!

Grazie a te Dario per averci accompagnato nel mondo della fotografia e per averci trasmesso le tue emozioni

Per ammirare la splendida arte di Dario e per contatti, vi lascio alcuni link: Dario Aloja, Flickr, Pagina Facebook.

Penso che come me anche voi gli augurate di fare della fotografia la sua attività. Spero di avervi fatto fare una bella passeggiata. 🙂

Annalisa Caravante