La prima recensione di Tersa di Clementina Boccellino

Copertina Tersa
Mi sono avvicinata al mondo di Tersa velocemente, mossa da considerevole curiosità e sicurezza. Già dal primo capitolo mi aveva letteralmente stregata, perché racchiude tutto ciò che mai e poi mai mi sarei aspettata.
Di solito, si usano ambientazioni note quando si tratta di trame legate alla fantascienza, e parlo proprio di New York, Inghilterra e simili. Invece Annalisa ci presenta una Napoli in pieno delirio meteorologico e ricordo che il mio primo pensiero fu: “Ok. Questa cosa è fantastica!”
Non ero scettica, lo ammetto, e sapevo già di trovarmi di fronte ad una storia di qualità e ciò è diventata una vera e propria certezza nel momento in cui ho letto l’ultima pagina.
Ci sono molti personaggi che per ovvie ragioni interagiscono tra loro, ed è una cosa che francamente ho sempre adorato.
Ho una leggera repulsione per le protagoniste femminili, non lo nego, ma mi sono legata a Lisa, perché è una ragazza comune, una di quelle che troveresti alla fermata di un autobus o in fila al supermercato.
Le sue azioni non sono dettate da qualità inesistenti, ma fatti concreti che non risolvono, né si ostinano a cambiare nulla.
Lei è lì, combina guai tante volte e non ha nessun potere spaventoso che gli altri bramano ricevere.
Un’altra nota positiva è la sua forza interiore, la voglia di ricercare positività in una situazione disastrosa.
Riguardo gli uomini presenti, vi anticipo già che non troverete fusti alla Giorgio Armani che spuntano come funghi, ma ragazzi assolutamente normali che hanno sudato per costruire il loro futuro in un universo totalmente nuovo.
Alex, per primo, non è un genio (intelligente quanto basta, in realtà) che salva la vita con uno schiocco di dita. Utilizza le conoscenze che ha per fare il meglio che può e lo apprezzo tantissimo.
La trama è ricca di colpi di scena, e niente è lasciato al caso. Annalisa è stata capace perfino di creare metodi di sopravvivenza alternativi ed estremamente coerenti. Una fantasia direi “scintillante”, che ti trascina tra le vie di Pressi come se fossi tu una mera turista invisibile.
Già, a proposito: i luoghi sono descritti talmente bene che sarebbe inutile perfino rappresentarlo attraverso un disegno. Diversi dalla terra, ma legati dalle medesime emozioni.
Immaginate di recarvi in posti distaccati dal caos, magari quelle cittadine antiche in cui si è solo di passaggio. Ebbene, io collego quelle luci alle invenzioni di Anna.
Insomma, la superficialità non esiste.
Se vi aspettate storie d’amore smielate, che occupano un terzo degli eventi, ebbene… lasciate perdere! Perché qui le sensazioni si adeguano. Lisa stessa, per vivere, decide di amalgamarsi a Tersa, ma senza dimenticare le sue radici.
Si parla di sentimenti, certo, anche di amore. Ma è una vibrazione nata principalmente dal senso di colpa, spezzando le convinzioni di ogni persona.
Da qualcosa si deve pur cominciare, no?
Alex e Lisa, prima di essere innamorati, cercano di dare un senso a ciò che accade alle loro spalle, non rinchiudendosi in una bolla luccicante fatta di belle parole.
Non vi rovinerò la sorpresa, tranquilli, termino qui.
Mi raccomando: tuffatevi in un’avventura tutta viola!
Clementina Boccellino
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