Horror di classe, firmato Gianluca Ingaramo.

Buongiorno amici del blog, e anche oggi fa freddo e noi che stavamo già progettando scampagnate e gite varie. Va bene, tanto siamo prossimi al fine settimana, gran bella cosa, vero? Magari troveremo anche del tempo per leggere un buon libro. Vi piace l’Horror?

E allora, vi consiglio di seguire questo articolo perché, come annunciato dal titolo, conosceremo una delle ultime opere pubblicate dalla casa editrice Montecovello.

Nocturna 24 – Storie dal buio

di

Gianluca Ingaramo.

L’articolo prevede la recensione e un’intervista, e dalle 15 in poi potete rivolgere le vostre domande all’autore che sarà in linea sul mio blog.

Iniziamo con la RECENSIONE

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Difficilmente mi avvicino ad una lettura legata a questo genere, sebbene il fantasy che si aggira tra le righe di un horror mi attrae. Ho avuto modo di conoscere la produzione di Gianluca grazie alla piattaforma mEEtale, incuriosita inizialmente dai titoli, e sono restata piacevolmente sorpresa dall’insieme dei contenuti.

Con un ingegnoso sfondo psicologico, l’autore ci accompagna in mondi che di normale hanno ben poco, trovandoci di fronte a creature fantastiche, spesso attraenti e intriganti. Così come le ambientazioni, che rievocano in parte luoghi che hanno sempre fatto terrore e altri dall’apparenza tranquilli.

L’ingegnosità sta nel fatto che l’autore ci agguanta mostrandoci un mondo reale che come un puzzle si scompone d’improvviso e ci proietta nell’irrealtà disorientante della fantasia, oppure si parte dal fantastico e si arriva… ok, non posso dire troppo 😀 Nulla è come sembra: la chiave per leggere la produzione di Gianluca.

Trattandosi di racconti, è un po’ come quando si ascolta un album musicale, c’è sempre l’opera che piace di più e come già tempo fa gli dissi, resto particolarmente legata a Pittore maledetto, ma anche Sculture Viventi m’intriga parecchio, come altrettanto sconvolgente è Dissolvenza in rosso, Ritratto di Signora… leggere per credere.

Stilisticamente nulla da eccepire, la narrazione è semplice, sebbene sappia travolgere con una certa continuità. Volevo divertirmi inserendo qualche nota negativa, ci conosciamo da tempo, sa che scherzo, ma non l’ho trovata, eh sì, segno che la Montecovello ha visto proprio bene.

Intanto, vi lascio il link diretto alla pagina dell’opera e la biografia

Nocturna 24 – Storie dal buio

Gianluca Ingaramo

INTERVISTA

  1. Chi è Gianluca Ingaramo?

Sono un misterioso individuo nato nello scorso millennio e cresciuto nella provincia di Torino dove, dopo un diploma di maturità classica e una laurea in Scienze Politiche, vivo e lavoro come impiegato in un piccolo Comune della periferia. Una persona riservata con la tendenza a dare poche informazioni personali. A differenza di quanto potrebbe sembrare dai miei scritti, amo ridere e scherzare, rilassarmi nella pace della natura e giocare con il mio cane. Ma anche turbare tanta bucolica serenità con un lugubre brano gothic metal o con uno spaventoso film horror.

  1. Come è nata la passione per la scrittura?

È una diretta conseguenza di quello per la lettura, una risposta alla semplice domanda “perché non provarci?” in seguito alla constatazione di avere qualcosa da raccontare. Allo stesso tempo, soddisfa il bisogno di evadere dalle regole rigide e schematiche della pubblica amministrazione. Vedo la scrittura come espressione di creatività, ma allo stesso tempo, forse per deformazione professionale, studio e cerco di migliorarmi, senza per questo trasformare un hobby in una fonte di stress o in una sorta di secondo lavoro.

  1. Quante ore al giorno ti dedichi alla scrittura?

Sempre troppo poche, situazione di cui sono ben lungi dal lamentarmi perché ho la fortuna di avere un posto fisso. Di norma, riesco a ritagliare alcuni spazi nel weekend, a livello indicativo una mezza giornata alla volta. Dal conteggio ho escluso i tempi di revisione, e questi per me sono davvero biblici, considerata la personale abitudine di rileggere e correggere svariate volte prima di ritenermi soddisfatto del risultato finale. A questa attività dedico intere ore, dopo una cena il più possibile frugale.

  1. Ricordi la prima opera scritta?

Sì e anche molto bene. Era intitolata “Zapparov, storia di un contadino russo” e, come in parte suggerisce il nome, era di genere demenziale. Scritta alle superiori con il mio vicino di banco a farmi da coautore, abbiamo pure avuto l’ardire di stamparne alcune copie e di venderlo nella scuola. Narrava le avventure di un improbabile eroe, viste attraverso il diario di due messi mongoli, nei quali erano facilmente identificabili proprio gli autori. Valore artistico prossimo allo zero ma, incredibile a dirsi, l’opera è stata un successo!

  1. Quando hai deciso di pubblicare?

Sono partito con la divulgazione gratuita, in base alla considerazione che nel tempo avevo prodotto un numero di racconti tale da avere poco senso il continuare a tenerli chiusi in un cassetto. Per l’eventuale pubblicazione, ho sempre mantenuto un atteggiamento fatalista: senza mettermi alla ricerca attiva di un editore, avrei valutato un’eventuale proposta escludendo a priori l’editoria a pagamento. Così è stato, ho rivenuto un’offerta e l’ho considerata vantaggiosa, ma soprattutto una possibilità per dare maggiore diffusione ai miei lavori.

  1. Quanto conta per te l’approvazione di amici e familiari?

Sono i miei primi lettori, per questo importantissimi: mi è difficile immaginare il risultato di una pubblicazione senza il loro supporto. Secondo un personale punto di vista, l’autore sa sempre cosa intende esprimere e proprio per questo è sempre il giudice peggiore del proprio lavoro: solo attraverso il confronto con gli altri può capire se davvero è riuscito a comunicare qualcosa, o se il messaggio finale è ben lontano dall’essere comprensibile. Oltre a questa mera funzione di primi lettori, amici e famigliari mi hanno consigliato e incoraggiato, ma anche bacchettato quando necessario. Sono stati insostituibili.

  1. Che cosa ti affascina del genere horror?

Forse il legame è da ricercare nella radice stessa della mia passione. Se scrivere significa dare libero spazio alla fantasia e alla creatività, horror e fantascienza sono i generi che lasciano più spazio all’immaginazione, impongono meno regole. Mi piace tradurre in metafore le ansie e le paure della vita quotidiana, nascondere alcuni significati simbolici nei racconti, attingendo a piene mani da creature degli incubi o da società di un futuro distopico, pur senza mai indulgere in storie sanguinose, perché non è mai quello che voglio.

Domande sull’opera.

  1. So che alcuni racconti erano stati pubblicati online e hanno avuto un buon successo sulla piattaforma mEEtale. Quale commento fra i tanti ricordi con più soddisfazione?

Difficile dare una risposta univoca, di certo non per una scarsa memoria ma anzi perché ritengo di dovere molto a mEEtale e ai suoi utenti, preferire un commento rispetto a un altro sembrerebbe fare un torto. In generale, i più graditi sono stati i primi, quelli che mi hanno permesso una reale interazione con autori che neppure conoscevo, dai quali ho avuto un’accoglienza calorosa ed entusiasta. Sono iscritto alla piattaforma da circa un anno e nei vari momenti di crisi o di blocco è spesso arrivato un apprezzamento per un qualche racconto, che puntualmente si è tradotto in un incentivo a proseguire.

  1. Come nasce l’antologia? Quali sentimenti accompagnarono la prima stesura?

Banalmente, l’antologia nasce dal desiderio di riordinare e di vedere stampati su carta alcuni miei racconti, ormai sottoposti a diverse fasi di revisione. L’opera raggruppa scritti di vario genere, accomunati da un senso di inquietudine e di ineluttabilità, ma è mancata una vera e propria prima stesura: i singoli scritti hanno seguito iter diversi negli ultimi mesi, accelerati prima dalla prospettiva e poi dall’approssimarsi della pubblicazione. Per una oscura legge del contrappasso, come autore ho condiviso il destino dell’opera e parecchie volte mi sono detto “ma che ansia!” nel viverne i vari stravolgimenti.

  1. A quale racconto sei più legato e perché?

Anche per questa domanda ho difficoltà a rispondere, è un po’ come chiedere a un padre quale dei suoi figli preferisce. Dovendo scegliere, mando avanti “Ritratto di Signora” perché grazie a questo sono stato conosciuto dalla CE e a detta di molti è il mio racconto migliore. Ma lo faccio seguire a ruota da “Niente e Nessuno”, riedizione di un racconto vecchio di molti anni, scritto nella sua prima versione il giorno di capodanno del 2000 quando, sotto antibiotici per un ascesso, ho trovato una valida distrazione nel delirio indotto dal mio primo racconto lungo, dalla trama costellata di scarti temporali.

  1. In quale o in quali racconti hai inserito un po’ di te?

In effetti anche nelle opere di fantasia può trasparire la figura dell’autore. Colgo l’occasione per citare una curiosità, visto che “Paure Infantili” riprende un ricordo legato alla mia nonna paterna, che quando ero ancora bambino mi raccontava le storie del verme nascosto nel lavandino, oppure della mano inguantata: un po’ mi spaventavano, ma soprattutto solleticavano la mia fantasia, tanto che a distanza di anni le ho riprese per farne un racconto. Per chi leggerà l’antologia, pur senza fare anticipazioni che potrebbero rovinare la sorpresa, preciso che solo la prima parte del racconto è aderente alla realtà.

  1. Raccontaci il tuo incontro con la Montecovello.

In una sola parola: casuale. In seguito a una breve presentazione in un gruppo FB, dopo aver letto il racconto postato in quella sede e alcuni altri presenti nel portale di mEEtale, un editor mi ha contattato per farmi i complimenti e per propormi un’eventuale collaborazione con la CE di cui era consulente. Ricordo una risposta assai scettica, un “grazie dei complimenti, ma pagare per stampare questi racconti è lontano dalle mie priorità”, poi mi sono ricreduto sulla validità della proposta e ho colto al volo l’occasione offerta su un vassoio d’argento di pubblicare con un contratto free.

  1. Spazio a tua disposizione.

Ringrazio Annalisa Caravante della sua gentilezza e dello spazio concesso nel blog, gli amici di mEEtale, degli incoraggiamenti e quanti decideranno di acquistare l’antologia, della fiducia dimostrata.

GRAZIE a Gianluca e a voi lettori. Alle 15, l’autore sarà online con noi.

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29 thoughts on “Horror di classe, firmato Gianluca Ingaramo.

  1. Da eterna curiosona, faccio una domanda (che poi non è una sola) al mio caro compagno di disavventure.
    Carissimo Gianluca, ci siamo conosciuti più di un anno fa e abbiamo scoperto varie passioni in comune, tra cui la musica. Quanto influisce la musica che ascolti in quello che scrivi? Ascolti qualcosa in particolare per trarre ispirazione? Se sì lo ascolti anche mentre scrivi? Ci sono racconti nati dalla musica nella tua produzione?

  2. Ammiro il modo semplice e schivo in cui sai raccontare la tua esperienza di autore. Ti faccio sinceramente gli auguri per la tua creatura. Come domanda ti chiederei se hai mai avuto modelli “scrittevoli” di riferimento

    • Ciao Violaliena e grazie dell’intervento, le tue parole mi fanno molto piacere. Come autore di riferimento posso citare Stephen King, di cui ho letto almeno un paio di volte l’intera produzione della prima parte di carriera. Come stile di scrittura, apprezzo molto Jeffery Deaver e negli ultimi tempi mi sono avvicinato a Cody McFadyen, di cui mi piacciono la pulizia e la tecnica narrativa in prima persona al presente: entrambi scrivono thriller e trovo che abbiano molto da insegnare, oltre che essere validissime letture.

  3. Quante domande difficili! Confermo il cliché dello scrittore horror che ascolta musica metal, anzi rincaro la dose con il gothic metal. Di sicuro le atmosfere musicali aiutano, ma è abbastanza inconsueto per me tenere un sottofondo musicale mentre scrivo, tranne che a volume molto basso, perché infine mi deconcentra. Racconti nati dalla musica in senso stretto no, solo in uno (ma non di questa antologia) ho una citazione ai Katatonia

      • Certo! Mi sono dimenticato di aggiungere che scrivendo talvolta sento l’esigenza di una colonna sonora molto più soft rispetto al metal, trovo che per esempio Loreena McKennitt con le sue atmosfere folk concili molto l’ispirazione creativa. Altre volte invece, soprattutto in fase di revisione dei racconti, sento il bisogno di un silenzio quasi assoluto e di estraniarmi da tutto e tutti.

  4. Ciao Gianluca 🙂 Prima di tutto voglio farti i complimenti per il tuo libro, e poi vorrei farti anche una domanda: a quale “creatura” della notte sei più legato? Ti mando un forte abbraccio 🙂

    • Grazie mille Barbara, in base alla frequenza che li ho citati vincono i vampiri: siamo solo a tre racconti su un totale di ventiquattro, però battono zombie e licantropi che collezionano una sola presenza ciascuno. La personale preferenza è per il demone dell’ultimo racconto, ma anche per i fantasmi dell’irrazionale che aleggiano in alcuni altri racconti. Insomma ho paura che, a trascurarne qualcuno, questi possa passare a farmi visita al calare delle tenebre. Preferisco tenermeli tutti buoni!

  5. Ciao, Gianluca, innanzitutto complimenti per il tuo libro. Leggendo i tuoi racconti, pur non essendo un’amante del genere, ho scoperto un autore capace di tenere incollato il lettore al racconto. Bravo e.. in bocca al licantropo!🐺

    • Grazie mille Chiara, riesco a rispondere al volo. Commenti come questi sono belli da leggere, soprattutto perché interessare persone che sono lontane dal genere horror (ma anche dalla fantascienza e dal fantasy, nell’antologia ci sono pure quelli) è sempre piacevole per un autore “di genere” che riesce a sconfinare. Lunga vita al licantropo!

  6. Approfitto dell’occasione per ringraziare Annalisa, per lo spazio e il tempo che mi ha dedicato qui sul proprio blog, l’altruismo nell’offrirmi questo sostegno disinteressato le ha fatto onore. Adesso avrei un discorso di una ventina di paginette da riportare, ma il tempo stringe ed è giunto il momento di ringraziare gli intervenuti e tutti i lettori. Più tardi ripasserò sulla pagina e in caso di ulteriori interventi sarò felice di dare nuove risposte… ciaoooo 😀

    • Quando lo vuoi postare il discorsetto di 20 pagine, il mio blog sta sempre qui 😀
      Grazie a te di avere onorato il mio blog, ma soprattutto alle persone intervenute e alle tante che sono passate. Se lasciate dei commenti, sarò avvisata per email, quindi, tutti avranno una risposta. Buona serata a tutti 🙂

  7. Ciao a tutti, una domanda diversa dalle altre ce l’avrei: hai parlato di editoria a pagamento. La Montecovello ti aveva fatto una prima proposta in tal senso per poi virare verso una pubblicazione gratuita oppure ho capito male? 🙂

  8. Ciao Follettina747 e grazie della domanda, perché mi dai modo di chiarire questo punto se sono stato frainteso. In realtà quella di una proposta a pagamento è stata una mia prima impressione, nel trovarmi un messaggio di un editor che prima non conoscevo: mi sono detto ok, mi vuole chiedere soldi ed è normale che mi faccia i complimenti. La mia prima reazione, di conseguenza, è stata quella sopra citata, cioè un gentile ringraziamento per una supposta proposta a pagamento che avrei rifiutato. Invece approfondendo il discorso, già prima di avere contratto alla mano, mai in alcuna fase della trattativa per la firma mi è stato chiesto un esborso economico o un quantitativo di copie da acquistare come condizione per la firma del contratto stesso. Posso assicurare di aver pubblicato con il contratto free già inizialmente proposto e mi scuso per la lunghezza della risposta, ma la ritengo una precisazione molto importante e non ne ho parlato altrove.

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