“Profumo d’Ottobre, d’amore e di guerra” di Annalisa Caravante, Self publishing. A cura di Monica Maratta

Un’altra bellissima recensione per Profumo d’Ottobre 🙂

LES FLEURS DU MAL. BLOG LETTERARIO

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Napoli sepolta nella guerra non aveva avuto un suo poeta né un suo reporter, perché per tutti era stato troppo difficile e sorprendente il sopravvivere all’arida tragedia di quegli anni per poterla subito fissare e prolungare in una memoria, in un diario.”

Nello Ajello, 1954.

 

E’ stupefacente come a molti anni dalla tragedia della seconda guerra mondiale, una giovane scrittrice napoletana, di ben altra generazione di quella che ha vissuto l’orripilante evento, sia riuscita con talento e maestria a dipingere in scene vive e toccanti lo spaccato di storia drammatica del capoluogo campano.

Il romanzo “Profumo d’Ottobre, d’amore e di guerra” scritto da Annalisa Caravante, non potrà lasciare indifferente il lettore. Racchiuso in esso c’è uno spaccato di storia preziosa da preservare, scritto non solo con la precisione di un saggio storico, ma con tutta la sensibilità che l’autrice possiede e che traspare pagina dopo pagina. Tra le…

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L’incontro tra Claudia e Vanni

L’incontro tra Claudia e Vanni

Una mattina mi alzai più assonnata della sera precedente, le altre erano già di sotto e mi lamentai perché anche quella volta avrei saltato la colazione. Ero un ghiro inguaribile. Dopo essermi preparata per la giornata, indirizzai lo sguardo verso la finestra e mi soffermai a osservare Capodimonte. Distrassi solo un attimo lo sguardo, quando qualcosa attirò la mia attenzione: un ragazzo attraversava il cornicione all’altezza della mia finestra. Aggrottai le sopracciglia e mi affacciai, mentre lui s’era già portato più avanti. Aggiustando gli occhiali, vidi che era alto e bruno e indossava la coppola. Lui s’accorse che qualcuno lo guardava e si voltò verso di me; restai folgorata dal suo sguardo, gli occhi erano neri, proprio come quelli di mio padre.

Uè, bambulella bella, che c’è? Ti ho spaventata? Scusami, non era mia intenzione. – mi disse.

Io non ho detto niente e comunque che cosa ci fai sul cornicione? – gli chiesi, mostrandogli l’altezza col dito. Lui guardò di sotto, poi sorrise e non potei fare a meno di ammirare la sua bella dentatura bianca che contrastava con la pelle arsa dal sole estivo.

Mi piaci, – commentò – un’altra al posto tuo avrebbe urlato. Qui sono tutte mocciose e fifone. Sei nuova? Non ti ho mai vista.

Sorrisi anche io. Mi sembrava tanto surreale parlare tranquillamente con un ragazzo attaccato al cornicione.

E infrangi spesso il regolamento per accorgerti che sono nuova?

Perché, esiste un regolamento?

Com’era simpatico e com’erano belli i suoi occhi.

Adesso scusa, – riprese – devo andare, altrimenti mi scoprono.

E dov’è che vai? Non ci sono le lezioni estive?

Bambolina bella, è luglio, con questo caldo me ne sto chiuso in aula? Me ne vado al mare. – mi strizzò l’occhio.

Al mare? Bello.

Lui socchiuse le palpebre, sembrava non credere alle mie parole; dopo un po’ continuò – Vuoi venire anche tu?

Lo ammetto, quella domanda mi sorprese e m’impaurì, però l’idea era buona per fare infuriare mio zio: Adele si sarebbe lamentata con lui.

Allora, bambulè?

Allora sì.

E brava! Vieni, ti aiuto.

Non avevo idea di dove si andava passando da lì, ma quando mi prese la mano e mi cinse la vita, per non farmi cadere, sentii che potevo fidarmi. La situazione era più pericolosa di quando mi arrampicavo sugli alberi e sebbene le chiome di questi ultimi ci nascondessero, qualcuno poteva sempre vederci.

Dopo poco arrivammo di fronte a un’altra finestra, lui mi guardò e mi chiese – Come ti chiami, cerasella?

Claudia.

Adoro questo nome, è il mio preferito.

Arrossii.

E tu come ti chiami?

Giovanni e per le belle ragazze come te, Vanni.

Cielo, è proprio lui!” pensai.

Entra prima tu e attenta a non fare rumori. – riprese.

Ma siamo ancora al terzo piano.

Sì? Dai, scherzo. In questa stanza c’è un passaggio segreto, delle scale di sicurezza che portano al cortile laterale, ma è chiusa a chiave, quindi, neanche tu dall’interno potevi entrare.

Feci come mi aveva detto; il passaggio c’era veramente e pochi minuti dopo eravamo su una via secondaria in discesa. Ci stavamo appena conoscendo e lui già mi teneva la mano, portandomi per i vicoli di Napoli.

Giungemmo a una spiaggetta di Bagnoli, alla fine della discesa Coroglio. Il mare era appena mosso e sbuffava nell’aria il suo odore brioso. Dalla battigia arrivava il vocio allegro dei bambini che giocavano a far schizzare l’acqua sul bagnasciuga. Delle barchette andavano verso Pozzuoli e di fronte a noi c’era Nisida, ovvero, Nesis, l’isola di Polifemo, con la sua bella campagna verdeggiante, piccolo paradiso terrestre.

Vanni si tolse la camicia e i miei occhi per poco uscivano fuori dalle orbite; poi cominciò a slacciarsi i pantaloni e spostai repentinamente lo sguardo da un’altra parte.

Allora, fragulè, non ti spogli? – mi chiese, ridendo. Non sapevo proprio come uscirmene, se mi avesse guardata in volto, avrebbe notato il mio imbarazzo.

Ti aspetto in acqua. – continuò, allontanandosi.

Mentre se ne andava, lo guardai: sembrava una statua greca tramutata in uomo. “Dio, cosa ci faccio qui, con un ragazzo che neppure conosco? Però, quanto è bello!” mi dissi, poi osservai il mio corpo e pensai che al suo confronto ero una sogliola: bassa, magra e senza seno. Mi avvicinai alla riva e molto lentamente mi tolsi l’abito, restando solo in biancheria. “E se stessi esagerando?” mi chiesi “Chissà papà cosa mi direbbe.”.

Misi il piede nell’onda che il mare aveva portato fino a me e rabbrividii. Vanni smise di nuotare e si voltò verso la riva per guardarmi. Che imbarazzo! Poi alzò il braccio e disse – Dai, Claudia, tuffati.

Portai avanti, esitante, anche l’altro piede e quando mi ritrovai immersa fino alla pancia, lui mi afferrò alla vita e mi tirò giù. Il freddo mi avvolse all’istante, l’acqua mi entrò dappertutto.

Che c’è? Ti sei avvilita? – rise Giovanni, attirandosi la mia contrarietà. – Per niente! – gli feci una linguaccia.

Nuotare mi aiutò a distendere i nervi, ma Vanni mi tormentava con i suoi scherzi: – Ecco il mostro degli abissi! – gridò.

Se se! – gli risposi e lui si buttò addosso, facendomi andare con la testa sott’acqua. Non faceva questo per provarci, lui era così: divertente, allegro. Nonna avrebbe detto pazzariello.

Nuotammo molto e quando ritornammo sulla spiaggia, ero esausta. Lui, invece, aveva la forza di un leone. Ci buttammo distesi sulla sabbia e osservai, esterrefatta, il suo profilo e i suoi capelli neri, ancora gocciolanti; non avevo mai visto un uomo così bello.

Sei di Napoli? – mi domandò.

Sì, certo. Be’, veramente sono greca, mamma era greca e io sono nata a Creta.

E dov’è che vivi?

Vicino al porto.

Non ti vedo come una collegiale. Non hai pensato alla punizione che ti daranno per essere uscita senza permesso?

Mmm… e che me ne importa? Anzi, più li faccio arrabbiare, più sono contenta. Tanto, peggio di come sto.

Vanni si mise sul fianco rivolto a me, poggiò il gomito sulla sabbia e mi guardò: – Perché parli così? Cosa ti è successo?

Il mio papà è morto e adesso lo zio ha la mia tutela. Solo che lui non vuole occuparsi di me, ha preferito chiudermi in istituto.

Sorrisi, fissandolo. I suoi occhi mi attraevano.

E tua madre?

Non ricordavo nulla di lei, la conoscevo solo dalle foto. I miei vicini ne avevano sempre parlato bene, mi avevano detto che era dolce e che amava dondolarsi sulla sedia, tenendomi fra le braccia.

Non me la ricordo, ero piccola quando morì.

Oh poverina. – esclamò Vanni, portandomi un ricciolo dietro l’orecchio.

E tu perché sei in istituto?

Per accontentare papà, ma ho quasi ventuno anni e sono indietro con gli studi. Poi, non ne ho per nulla voglia.

Alzai la testa dalla sabbia e lo fissai incupita. – Vuoi andartene? – gli chiesi, tremante. Mi portò tutto il ciuffo all’indietro e rispose – Se resti tu, resto anche io.

Ritrovai il sorriso e nascosi il volto dall’altra parte. Sentivo il cuore leggerissimo.

Fu così che io e Vanni ci conoscemmo. Adesso ci toccava la punizione e iniziava la mia vendetta contro lo zio e, sì, anche contro quell’arcigna della vicepreside.